Uomo di Sorrento a processo per maltrattamenti, scredita la ex mostrando video erotici. I giudici: «Immagini pertinenti»
TRIBUNALE DI TORRE
23 febbraio 2026
TRIBUNALE DI TORRE

Uomo di Sorrento a processo per maltrattamenti, scredita la ex mostrando video erotici. I giudici: «Immagini pertinenti»

Il caso al Tribunale di Torre Annunziata: l'uomo, accusato di stalking e lesioni, prova a difendersi minando la credibilità della donna. La rabbia dell’avvocato di parte civile
Marco Cirillo

Una strategia difensiva che ha scatenato una durissima battaglia legale e sollevato il delicato tema della vittimizzazione secondaria nelle aule di giustizia. Al Tribunale di Torre Annunziata, il processo a carico di un 30enne di Sorrento, figlio di un noto ristoratore, si è trasformato in uno scontro frontale dopo che i legali dell’imputato hanno scelto di depositare agli atti una serie di frame estratti da video a sfondo erotico-sessuale della vittima. L’obiettivo dichiarato: minare l’attendibilità della donna, una tatuatrice di 37 anni, che lo accusa di maltrattamenti, lesioni e stalking.

 

Le accuse: minacce di morte e pedinamenti
La vicenda giudiziaria affonda le radici in una relazione tormentata, culminata in una denuncia dettagliata. Secondo l’impianto accusatorio sostenuto dalla pm Giuliana Moccia, l’imputato avrebbe sottoposto la compagna a un regime di vessazioni psicologiche e fisiche tra il 2023 e il luglio 2024. Le minacce riportate nel capo d’imputazione sono agghiaccianti: “La nostra storia finirà con la morte di uno dei due”, avrebbe urlato l’uomo, arrivando a minacciare di “spezzarle le mani” per impedirle di lavorare.

 

Tra gli episodi contestati figurano schiaffi, colpi inferti con una ciabatta che avrebbero causato alla donna un occhio nero, e un sequestro di persona “lampo”, chiudendola in casa mentre lei tentava di andarsene con le valigie. Anche dopo la rottura, lo stalking sarebbe proseguito con l’installazione di un localizzatore GPS sull’auto della vittima per controllarne ogni spostamento e contatti ossessivi verso parenti e amici. L’ultimo episodio violento risalirebbe a gennaio 2025, quando l’uomo l’avrebbe strattonata per il marsupio facendola cadere e sbattere la testa contro un muro.

 

La strategia della difesa: i video intimi nel fascicolo
Venerdì scorso, durante l’udienza, la difesa del 30enne (attualmente ai domiciliari dopo aver violato i precedenti divieti di avvicinamento e dimora) ha giocato la carta dei contenuti multimediali. Sono stati depositati screenshot e fermi-immagine estrapolati dallo smartphone dell’imputato tramite una consulenza tecnica. Si tratta di pose sessuali e atti di autoerotismo inviati dalla donna tra novembre e dicembre 2024.

 

Secondo i difensori, tali documenti sono fondamentali per ricostruire la “tossicità” del rapporto e dimostrare la non credibilità della 37enne. “Lui si ritiene innocente”, hanno ribadito i legali, sostenendo che le chat siano l’unico mezzo per contestare il racconto della persona offesa e inquadrare la natura della frequentazione, che sarebbe proseguita anche nel periodo delle presunte violenze.

 

L’ira della parte civile: “Vogliono solo screditarla”
La reazione dell’avvocato di parte civile, Angelo Morreale, è stata immediata e veemente. Il legale ha denunciato il tentativo di screditare l’immagine della sua assistita attraverso una forma di “vittimizzazione secondaria” che nulla avrebbe a che fare con i reati contestati. “Dentro questa aula non ci sono solo macchine senza sentimenti”, ha tuonato Morreale, sottolineando l’impatto emotivo del deposito di materiale così privato.

 

Secondo la parte civile, se la difesa voleva dimostrare la prosecuzione dei rapporti tra i due, sarebbe bastato il deposito della messaggistica testuale, senza ricorrere all’ostensione di immagini esplicite. “C’è stata la volontà di sputtanare la mia cliente”, ha affermato il legale scusandosi col Tribunale per la durezza del termine, evidenziando come la donna avesse già cancellato quelle chat per voltare pagina.

 

La decisione del Giudice: “Immagini pertinenti”
Nonostante le proteste della parte civile, il giudice monocratico ha ritenuto “pertinenti” i documenti prodotti dalla difesa. Secondo il magistrato, il deposito non è soggetto a divieti processuali e può essere utile per “approfondire aspetti della vita intima” di coppia, data la natura dei reati trattati.

 

Tuttavia, il giudice ha invitato alla massima prudenza, precisando che l’acquisizione non equivale a una validazione automatica della tesi difensiva. Spetterà al magistrato che scriverà la sentenza valutare se quei video abbiano una reale “capacità dimostrativa” o se siano del tutto irrilevanti rispetto alle prove di maltrattamenti e lesioni raccolte finora. Il processo è stato rinviato al 4 e 5 marzo 2026 per le prossime fasi dibattimentali.