Inclusione scolastica: record di alunni con disabilità, Nodo precarietà e specializzazione
SCUOLA
24 febbraio 2026
SCUOLA

Inclusione scolastica: record di alunni con disabilità, Nodo precarietà e specializzazione

Iscritti in aumento del 26% in cinque anni. Ancora troppi i docenti non specializzati al Nord e persiste la discontinuità didattica per oltre metà degli studenti
Carlo Cafiero

La scuola italiana si conferma un modello di inclusione a livello internazionale, ma deve fare i conti con numeri in costante crescita e criticità strutturali che minano la stabilità del percorso educativo degli studenti più fragili. Nel corso di un’audizione davanti alla commissione Infanzia della Camera, il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti ha presentato i dati del Rapporto Istat 2025, delineando un quadro complesso dove a segnali di miglioramento si alternano lacune ancora profonde.

 

Un incremento senza sosta: 21mila iscritti in più in un anno
Nell’anno scolastico 2023/2024, il numero di alunni con disabilità ha raggiunto quota 359mila, rappresentando il 4,5% dell’intera popolazione scolastica. Il dato fotografa un incremento del 6% rispetto all’anno precedente, con circa 21mila nuovi iscritti. Tuttavia, è osservando il lungo periodo che l’impatto del fenomeno diventa evidente: dal 2018 ad oggi, l’aumento è stato del 26%, pari a 75mila studenti in più entrati nel sistema scolastico. Quasi la totalità di questi ragazzi (il 98%) possiede una certificazione formale, requisito essenziale per l’attivazione delle ore di sostegno, mentre una piccola quota borderline viene assistita dalle scuole in attesa dei documenti ufficiali.

 

Specializzazione dei docenti: passi avanti ma divario Nord-Sud
Sul fronte della formazione, il Ministero registra una tendenza positiva, con la quota di insegnanti specializzati salita dal 63% al 73% in soli quattro anni. Nonostante il consolidamento di questo trend, rimane una fetta importante di docenti non formati specificamente per il sostegno, pari al 27% su base nazionale. Questa criticità assume contorni allarmanti nelle regioni del Nord Italia, dove la percentuale di professori privi di specializzazione schizza al 38%. A questo si aggiunge il problema burocratico delle nomine tardive, che colpisce l’11% degli incarichi, lasciando migliaia di cattedre scoperte nelle prime settimane di lezione.

 

Il dramma della discontinuità: docenti cambiati ogni anno
L’aspetto più critico evidenziato dal sottosegretario Frassinetti riguarda però la qualità del legame pedagogico tra insegnante e allievo. La continuità didattica resta un traguardo lontano: oltre un alunno con disabilità su due (il 57%) ha dovuto cambiare il proprio docente di riferimento da un anno scolastico all’altro. In alcuni casi, la fragilità del rapporto è ancora più marcata, con l’8,4% degli studenti che subisce un avvicendamento del professore persino a metà anno. Si tratta di una discontinuità che penalizza l’efficacia del sostegno e complica i processi di apprendimento e integrazione sociale degli alunni.

 

Un modello d’avanguardia sotto pressione
Nonostante le ombre, Paola Frassinetti ha rivendicato con orgoglio il valore del sistema italiano, definendolo un punto di riferimento per i paesi esteri grazie alle modalità di valutazione e certificazione adottate. La sfida per il prossimo futuro sarà quella di stabilizzare gli organici per garantire che l’aumento dei docenti specializzati si traduca in una maggiore stabilità per gli studenti, riducendo quel turnover selvaggio che oggi rappresenta il principale ostacolo a una scuola realmente inclusiva.