Il mistero del ghiaccio secco: i Nas vogliono sapere chi ha congelato il cuore di Domenico
TRAPIANTO AL MONALDI
24 febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI

Il mistero del ghiaccio secco: i Nas vogliono sapere chi ha congelato il cuore di Domenico

Richiesta formale alla direzione dell’Azienda sanitaria dell'Alto Adige dopo quanto riportato dal quotidiano Alto Adige: i carabinieri di Trento chiedono di individuare gli addetti all’Officina ospedaliera e il personale presente in sala operatoria il 23 dicembre 2025, durante l’espianto del cuore destinato al piccolo Domenico.
Andrea Ripa

Ghiaccio secco, responsabilità e nomi. L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico entra in una fase cruciale e punta dritto alla catena operativa che, la mattina del 23 dicembre 2025, ha portato al congelamento del cuore destinato al trapianto. In questi giorni il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dei Carabinieri di Trento ha inviato una richiesta formale alla direzione medica dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige per ricostruire, con precisione millimetrica, chi abbia fornito materialmente il ghiaccio secco utilizzato in sala operatoria e chi fosse presente nel blocco operatorio durante le operazioni di espianto.

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La richiesta del Nas: nomi e ruoli – Nella comunicazione, i militari chiedono di individuare “gli addetti all’Officina ospedaliera, con particolare riguardo a coloro che erano preposti alla fornitura del ghiaccio” e gli “operatori sanitari in servizio presso il blocco operatorio, a disposizione del coordinatore”. Un passaggio chiave riguarda l’eventuale esistenza di verifiche interne già svolte dall’azienda sanitaria: qualora fossero stati accertati i nominativi di chi ha concretamente consegnato il ghiaccio alla sala operatoria interessata all’espianto degli organi del donatore, il Nas chiede che tali risultanze vengano immediatamente trasmesse agli investigatori.

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Il nodo del ghiaccio secco – Al centro dell’indagine c’è proprio la gestione del ghiaccio secco che avrebbe determinato il congelamento del cuore, rendendolo inutilizzabile per il trapianto destinato al piccolo Domenico. Un dettaglio tecnico che si è trasformato in un punto dirimente dell’inchiesta: non solo una questione di protocollo, ma di responsabilità individuali e organizzative. Chi ha richiesto il ghiaccio? Chi lo ha autorizzato? Chi lo ha consegnato fisicamente? E chi, in sala operatoria, ne ha disposto o consentito l’utilizzo? Sono domande che ora gli inquirenti vogliono tradurre in nomi e cognomi.

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Una catena da ricostruire-  L’attenzione degli investigatori si concentra sulla tracciabilità interna: dall’Officina ospedaliera al blocco operatorio, passando per il coordinamento sanitario. In strutture complesse come quelle ospedaliere, ogni passaggio dovrebbe essere documentato. Proprio per questo il Nas punta a una mappatura completa dei presenti quella mattina e delle rispettive mansioni. L’inchiesta mira a chiarire se si sia trattato di un errore umano, di una violazione delle procedure o di un cortocircuito organizzativo. Nel frattempo, resta il peso di una tragedia che ha scosso l’opinione pubblica e acceso i riflettori sulla gestione di un momento delicatissimo come quello dell’espianto e della conservazione degli organi. Ora la parola passa ai documenti interni e alle eventuali relazioni già prodotte. Perché in una vicenda così, ogni dettaglio può fare la differenza.

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