Terremoto nei fondi Ue per l’istruzione: docenti e ricercatori nel mirino della Procura Europea
Quella che era iniziata come un’indagine locale su una dirigente scolastica dello Zen di Palermo si è trasformata in un’inchiesta travolgente che scuote i vertici accademici e della ricerca italiana. La Procura Europea ha svelato un meccanismo capillare di corruzione e gestione illecita dei fondi comunitari destinati alla scuola e all’università, portando alla richiesta di sedici misure cautelari. Al centro del “sistema perverso” descritto dagli inquirenti non ci sono solo presidi di quartiere, ma professori ordinari, assistenti universitari e ricercatori di primo piano di enti prestigiosi come il Cnr.
Dal cibo della mensa ai vertici accademici
L’indagine affonda le sue radici nelle rivelazioni di Alessandra Conigliaro, dipendente di una delle società coinvolte, che ha deciso di collaborare dopo i primi fermi avvenuti tre anni fa a Palermo. All’epoca, l’attenzione era focalizzata sulla gestione opaca dei pasti scolastici e sull’acquisto forzato di dispositivi digitali in cambio di regali personali. Tuttavia, le dichiarazioni della donna hanno permesso ai magistrati di allargare l’orizzonte verso Napoli e verso il mondo universitario, scoprendo che la pratica di asservire la funzione pubblica agli interessi privati era una consuetudine consolidata in diversi istituti di eccellenza.
Il tesoretto della corruzione tecnologica
Secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri, numerosi dipendenti pubblici avrebbero agevolato l’affidamento di forniture multimediali a società di rilievo nel settore informatico, tra cui spiccano R-Store, Informatica Commerciale e Databroker. In cambio di questi favori amministrativi, gli indagati accumulavano quelli che nelle intercettazioni venivano definiti “tesoretti”. Questi fondi neri venivano poi convertiti in beni di lusso per uso personale, come smartphone di ultima generazione, televisori smart e altri dispositivi hi-tech, destinati non alle aule ma alle abitazioni dei docenti e dei loro familiari. I magistrati sottolineano come la causa personalistica prevalesse sistematicamente su quella pubblica, svuotando di senso il ruolo educativo e istituzionale dei soggetti coinvolti.
I nomi eccellenti coinvolti nell’inchiesta
La lista dei professori e dei ricercatori indagati è lunga e coinvolge figure di spicco dell’ateneo Federico II di Napoli e di centri di ricerca nazionali. Tra i nomi per i quali sono state richieste misure cautelari figurano Luigi Cembalo, professore ordinario di Scienze Agrarie, il ricercatore Roberto Freda e il docente Enrico Cafaro. L’inchiesta tocca anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche con il ricercatore Corrado Leone, e le fondazioni Its con Luciano Airaghi e Carlo Palmieri. Si tratta di figure che ricoprivano ruoli di responsabilità nella gestione di bandi e finanziamenti strategici per lo sviluppo digitale della formazione campana e nazionale.
Il ruolo delle società informatiche e dei colossi Apple Reseller
Il fulcro imprenditoriale dell’indagine ruota attorno alla R-Store S.p.a., nota azienda Apple Premium Reseller con una presenza massiccia su tutto il territorio nazionale. Gli inquirenti individuano nell’amministratore delegato Giancarlo Fimiani il “deus ex machina” dell’intero meccanismo, capace di sfruttare relazioni ad alto livello per accaparrarsi gare d’appalto milionarie, come quella legata all’Its “Mia Moda Campania”. Ad affiancarlo nelle operazioni sul campo era Mario Piacenti, che teneva i contatti con i referenti locali e gestiva il team incaricato di “pubblicizzare” l’azienda presso i centri di formazione. Ora la parola passa ai giudici, chiamati a valutare le richieste di arresto in un clima di profonda amarezza per l’ennesimo scandalo che colpisce le risorse destinate al futuro delle nuove generazioni.

