Torre Annunziata, il futuro della costa: otto lotti da rilanciare e tanti nodi irrisolti
Turismo e rilancio
24 febbraio 2026
Turismo e rilancio

Torre Annunziata, il futuro della costa: otto lotti da rilanciare e tanti nodi irrisolti

Il nuovo piano spiagge ridisegna il litorale in otto lotti: tra rilancio turistico, aree ancora sequestrate e bonifiche incompiute
Antonio Di Martino

Otto lotti per ridisegnare il litorale di Torre Annunziata e provare a cambiare il destino di una costa rimasta per anni sospesa tra potenzialità e limiti. Il nuovo piano spiagge punta a rilanciare il fronte mare, ma deve fare i conti con sequestri, vincoli e tratti ancora inaccessibili. È l’immagine di una città che, chiusa la stagione industriale, cerca nel turismo una nuova prospettiva senza averne ancora sfruttato appieno le possibilità. Oggi Torre Annunziata intercetta soprattutto un turismo d’appoggio, attratto da costi di pernottamento più bassi rispetto ai centri vicini e utilizzato come base prima di spostarsi altrove.

 

Un flusso che produce presenze ma non un indotto stabile. In questo contesto si inserisce il piano approvato dalla giunta, destinato a entrare in vigore dalla prossima estate, compatibilmente con i tempi tecnici e con la definizione della questione Bolkestein. Il progetto interessa Lido Santa Lucia, Risorgimento, Rena Nera, Nettuno, El Dorado, Lido Azzurro e la spiaggia pubblica del Mappatella, con l’obiettivo di garantire continuità e regole chiare a un tratto costiero frammentato. Il nodo centrale è il Lido Azzurro, ritenuto strategico per qualificare l’offerta balneare: l’area delle piscine, a lungo interdetta, è tornata fruibile e l’indirizzo tecnico prevede di suddividere il complesso in due lotti funzionali autonomi, superando la precedente ipotesi di tre segmenti. Una scelta che mira a semplificare la gestione e a rendere più attrattivo uno dei punti chiave del lungomare.

 

Più complessa la situazione del Lido Santa Lucia, ancora sottoposto a sequestro. L’amministrazione intende inserirlo in un progetto unitario di rigenerazione con l’area ex Damiano e con interventi sulla piscina, ma al momento non è possibile procedere con un affidamento. Restano esclusi l’arenile antistante l’Istituto Mazzarello, privo di accessi pubblici indipendenti e legato al passaggio su proprietà privata, e l’area in concessione al Circolo Nautico Arcobaleno, collegata ad attività sportive dilettantistiche senza scopo di lucro. A incidere in modo determinante è soprattutto la fascia tra la foce del Sarno e il Porto, ritenuta inidonea all’uso balneare perché inserita nell’area industriale e ancora soggetta a divieti in attesa del completamento delle bonifiche. Un tratto lungo chilometri che rappresenta una delle sfide ambientali più delicate e condiziona l’immagine complessiva della città.

 

La riqualificazione della costa si lega inoltre alla necessità di attivare l’hub portuale, concepito come snodo intermodale e completato da tempo ma mai entrato in funzione. Senza il pieno utilizzo di quell’infrastruttura e senza la conclusione degli interventi di disinquinamento, il potenziale resta inespresso, consegnando alla città una «costa a metà». La sfida è trasformare il mare nella leva di uno sviluppo concreto, superando ritardi e vincoli per passare da città dormitorio a destinazione capace di trattenere presenze e generare economia duratura.