Cancro al colon: la terapia che raddoppia la sopravvivenza
MEDICINA
25 febbraio 2026
MEDICINA

Cancro al colon: la terapia che raddoppia la sopravvivenza

Mix di molecole per la variante più aggressiva del tumore. Il professor Ciardiello (Università Vanvitelli): «Cambiata la storia clinica della malattia»
Giovanna Salvati

L’oncologia italiana segna un primato storico a livello europeo. Da oggi, l’Italia è ufficialmente il primo Paese nel continente a garantire, attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, l’accesso in “prima linea” a una rivoluzionaria combinazione terapeutica per i pazienti affetti da tumore del colon-retto metastatico portatori della mutazione Braf. Si tratta di una delle forme più aggressive e difficili da trattare, che fino a pochi anni fa lasciava pochissimi margini di manovra ai clinici e scarse speranze ai pazienti.

 

La nuova frontiera: dai farmaci “ultima spiaggia” alla prima scelta
Il nuovo protocollo approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) prevede l’associazione di due farmaci a bersaglio molecolare, encorafenib e cetuximab, insieme alla chemioterapia tradizionale. Questa combinazione, che in precedenza veniva utilizzata solo come tentativo estremo nelle fasi finali della malattia, diventa ora la terapia di prima scelta.

 

La portata della notizia è confermata dai numeri: in Italia si registrano circa 48.000 nuove diagnosi di tumore al colon-retto ogni anno. Di queste, circa l’8-10% dei casi metastatici presenta la mutazione Braf. Si stima che circa 800 pazienti l’anno beneficeranno immediatamente di questo nuovo standard di cura, vedendo trasformarsi radicalmente le proprie prospettive di vita.

 

Lo studio “Breakwater” e il raddoppio dell’aspettativa di vita
La decisione dell’Aifa poggia su solide basi scientifiche, in particolare sui risultati dello studio internazionale di fase III denominato “Breakwater”, i cui esiti sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine. Tra i protagonisti di questa ricerca c’è il professor Fortunato Ciardiello, docente di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli.

 

I dati emersi sono definiti dagli esperti “senza precedenti”: la sopravvivenza globale mediana dei pazienti è passata dai circa 15-16 mesi garantiti dalle terapie standard a oltre 30 mesi con la nuova combinazione. Di fatto, l’aspettativa di vita viene raddoppiata grazie a un approccio che colpisce selettivamente le cellule tumorali mutate.

 

Cambiare la storia clinica: il valore della diagnosi precoce
«Fino a pochi anni fa, questa popolazione di pazienti aveva opzioni limitatissime e una progressione della malattia estremamente rapida», ha spiegato il professor Ciardiello. Uno dei problemi principali risiedeva nel fatto che circa la metà dei pazienti non riusciva nemmeno a superare la prima fase di cure per poter accedere a una “seconda linea” di trattamento.

 

L’introduzione precoce della terapia a bersaglio molecolare cambia le regole del gioco. Non si aspetta più che la malattia avanzi per usare le “armi pesanti”, ma si interviene subito con la massima precisione. Questo approccio permette non solo di allungare la vita, ma di rendere la malattia più controllabile, migliorando sensibilmente anche la qualità del tempo guadagnato dai pazienti.

 

L’eccellenza campana nella ricerca oncologica
Il ruolo centrale dell’Università Vanvitelli di Napoli in questo studio internazionale sottolinea ancora una volta l’eccellenza della ricerca oncologica campana. La capacità di trasferire rapidamente i risultati dei laboratori alla pratica clinica negli ospedali italiani permette oggi al nostro Paese di guidare la sanità europea in un settore così delicato.

 

Questa approvazione rappresenta un punto di svolta non solo scientifico, ma anche etico e sociale: garantire il farmaco più efficace nel momento più opportuno significa dare concretezza al diritto alla salute per centinaia di famiglie che, fino a ieri, combattevano una battaglia contro un tempo troppo breve.