Patrizia Mercolino: «Battaglia contro i responsabili della morte di Domenico, non contro il Monaldi»
«Chi ha sbagliato, pagherà ma non è tutto il Monaldi» queste le parole di Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo…
L’inchiesta sulla tragica morte del piccolo Domenico, il bambino deceduto domenica scorsa nella terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore, si arricchisce di dettagli inquietanti che delineano un quadro di possibili errori tecnici e gravi fratture interne all’equipe medica. Mentre la Procura di Napoli stringe il cerchio intorno a sette indagati, emergono le ragioni dello strappo del professor Giuseppe Limongelli, che ha rassegnato le dimissioni da responsabile della gestione cardiologica pre-chirurgica.
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Il “muro” di silenzio: le dimissioni di Limongelli
Attraverso il suo legale, l’avvocato Gennaro Razzino, il professor Limongelli — primario dell’unità di malattie cardiovascolari rare — ha chiarito i motivi del suo addio alle funzioni di coordinamento del trapianto pediatrico. Secondo la difesa, il luminare sarebbe stato tenuto all’oscuro di ogni passaggio cruciale nelle fasi immediatamente precedenti, durante e dopo l’intervento chirurgico.
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“Nessun ruolo, né informativa dai responsabili del team chirurgico”, sottolinea la nota legale, precisando che Limongelli ha seguito il bambino fino a circa un mese prima dell’operazione, per poi essere di fatto escluso dalla fase operativa. Un isolamento informativo che ha spinto il medico a dismettere l’incarico gestionale, pur restando alla guida del suo reparto, per marcare una netta distanza dalle decisioni prese nelle ore fatali del trapianto.
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Il cuore del problema, in tutti i sensi, risiede però nelle modalità di trasporto dell’organo. Un’immagine agli atti dell’inchiesta, catturata dai carabinieri del NAS, mostra il contenitore utilizzato per il viaggio da Bolzano a Napoli: un comune frigo di plastica rigida, di quelli utilizzati per le bibite in spiaggia, blu con il manico arancione. Sopra, una scritta a pennarello: “S. OP. C. CHPED” (Sala Operatoria Cardiochirurgia Pediatrica).
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Se l’uso di contenitori non sofisticati è talvolta tollerato, ciò che appare determinante per la morte del bambino è il contenuto refrigerante. Gli inquirenti ipotizzano che sia stato utilizzato ghiaccio secco, capace di raggiungere temperature di -80°C, al posto del ghiaccio tradizionale che garantisce l’ipotermia necessaria (tra 0 e 4 gradi). Questa scelta avrebbe letteralmente “congelato” e danneggiato l’organo, rendendolo inservibile prima ancora che venisse impiantato nel petto del piccolo Domenico.
L’attesa per l’autopsia e l’analisi dei cellulari
La città e la famiglia attendono ora la decisione del GIP sulla richiesta di incidente probatorio. L’autopsia è il passaggio fondamentale non solo per accertare le cause scientifiche del decesso e l’eventuale nesso di causalità con il deterioramento dell’organo, ma anche per restituire la salma ai genitori e procedere con i funerali.
Nel frattempo, la Procura ha disposto il sequestro dei cellulari dei sette indagati. Domani verrà conferito l’incarico ai tecnici per analizzare chat, chiamate e comunicazioni intercorse tra i membri dell’equipe nei momenti del trasporto e dell’intervento. L’obiettivo è capire chi abbia dato l’ordine di utilizzare quel tipo di refrigerazione e perché le comunicazioni tra i reparti del Monaldi, come denunciato da Limongelli, si siano bruscamente interrotte nel momento del bisogno.