Cresta sui fondi Ue: nei guai docenti di agraria di Portici
C’è anche Napoli al centro della maxi inchiesta della Procura Europea sulla gestione illecita dei fondi comunitari destinati all’istruzione. Tra…
Uno scandalo scuote il mondo accademico napoletano e travolge il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università “Federico II“. Luigi Cembalo, professore ordinario presso la storica sede di Portici, è finito al centro di un’indagine della Procura Europea (EPPO) con l’accusa di aver sistematicamente distratto fondi dell’Unione Europea destinati alla ricerca scientifica per finalità strettamente private e familiari. Insieme a lui, altre 15 persone risultano indagate, tra cui il titolare della società fornitrice Databroker, Claudio Caloia. Per entrambi, gli inquirenti hanno richiesto la misura cautelare degli arresti domiciliari.
Cresta sui fondi Ue: nei guai docenti di agraria di Portici
C’è anche Napoli al centro della maxi inchiesta della Procura Europea sulla gestione illecita dei fondi comunitari destinati all’istruzione. Tra…
Il sistema del “tesoretto”: preventivi gonfiati e acquisti fantasma
L’inchiesta, partita da Palermo ma focalizzata sulle attività del dipartimento napoletano, descrive un meccanismo tanto semplice quanto efficace. Secondo i magistrati, il docente — che insieme a un assistente gestiva gli ordini di materiale informatico — avrebbe orchestrato un sistema di preventivi gonfiati in accordo con la società fornitrice. La differenza tra il costo reale dei beni consegnati all’Ateneo e l’importo fatturato sui fondi Ue creava un “credito” virtuale, un vero e proprio “tesoretto” a disposizione del professore.
Le intercettazioni captate dagli inquirenti mostrano un’assoluta spregiudicatezza. “Ma possiamo prendere anche qualche elettrodomestico?”, chiedeva Cembalo al suo fornitore, arrivando a ipotizzare l’uso del denaro pubblico persino per beni di uso domestico che nulla avevano a che fare con le attività di laboratorio o di studio del dipartimento.
Terremoto nei fondi Ue per l'istruzione: docenti e ricercatori nel mirino della Procura Europea
Quella che era iniziata come un'indagine locale su una dirigente scolastica dello Zen di Palermo si è trasformata in un'inchiesta…
Tablet e smartphone per moglie e figlia: il “disgusto” per il colore
Dalle conversazioni registrate emerge come la famiglia del docente fosse pienamente coinvolta nel godimento dei beni sottratti alla ricerca. In un dialogo con la moglie, Daniela Pirro, il professore riferisce della disponibilità di nuovi telefoni cellulari, lamentando però che fossero disponibili solo nella colorazione “silver”. La risposta della donna, riportata dagli inquirenti, è emblematica del clima in cui avvenivano le appropriazioni: “Bleah… io lo voglio di quel colore là… blu”.
Non solo telefoni: l’indagine ha documentato la consegna di tre computer di fascia alta (modello Omen), solitamente utilizzati per il gaming o per calcoli grafici pesanti, che invece di restare nei laboratori di Portici finivano direttamente nell’abitazione del docente a San Giorgio a Cremano. In un’intercettazione, il professore si vanta con la moglie dei progressi fatti dalla figlia nell’uso del nuovo pc e descrive con entusiasmo l’installazione di visori per la realtà virtuale e videogiochi di ultima generazione.
Videogiochi e visori VR: la ricerca scientifica diventa svago privato
Uno dei passaggi più pesanti della relazione dei magistrati riguarda l’uso dei computer acquistati con fondi pubblici per il tempo libero. Il docente è stato ascoltato mentre raccontava con orgoglio di aver installato giochi esclusivi come “Horizon 5” e “Zombieland”, descrivendo l’esperienza col visore come “una figata” e vantandosi di aver battuto il figlio in una sfida virtuale. “Il fatto che si spari sempre è quello che piace a me”, confessava Cembalo, ignaro che quelle parole stessero per diventare la prova principale del reato di peculato.
Secondo la Procura Europea, l’ubicazione e l’uso di questi dispositivi presso l’abitazione privata fugano ogni dubbio sulla distrazione dei fondi. Quelli che dovevano essere strumenti per l’innovazione e il progresso del comparto agrario campano erano diventati, di fatto, giocattoli tecnologici per uso domestico, pagati dai contribuenti europei.