Il Presidente Mattarella a Napoli: Castel Capuano inaugura l'anno formativo della Magistratura
Napoli torna a essere la capitale della cultura giuridica italiana. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella sarà presente alla solenne…
Napoli epicentro del dibattito nazionale sulla tenuta dello Stato di diritto. Nella solenne cornice del Salone dei Busti di Castel Capuano, l’inaugurazione dell’anno formativo 2026 della Scuola Superiore della Magistratura è diventata il palcoscenico di un confronto serrato tra visioni diverse del futuro della toga. Alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, i massimi esponenti del sistema giudiziario hanno tracciato le coordinate di una magistratura che si sente sotto assedio, divisa tra l’incertezza delle riforme referendarie e l’aggressione della giustizia-spettacolo.
Il Presidente Mattarella a Napoli: Castel Capuano inaugura l'anno formativo della Magistratura
Napoli torna a essere la capitale della cultura giuridica italiana. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella sarà presente alla solenne…
Il grido d’allarme di Gratteri: «I giovani magistrati fuggono dalle Procure»
A margine della cerimonia, il Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, ha lanciato un monito durissimo sugli effetti che il prossimo referendum sulla giustizia sta già producendo all’interno degli uffici giudiziari. Secondo il capo della Procura partenopea, il clima di incertezza legato alla possibile separazione delle carriere e alle modifiche costituzionali starebbe spingendo i giovani magistrati a disertare le funzioni requirenti.
«Vedo giovani preoccupati, intimoriti», ha dichiarato Gratteri. «Già dallo scorso anno molti iniziano a pensare di non fare più il pubblico ministero e chiedono di fare i giudici perché spaventati dal futuro di questa figura». Per Gratteri, l’ipotesi di modificare sette articoli della Costituzione per una casistica numericamente esigua (circa 48 magistrati l’anno che cambiano funzioni) nasconde un intento punitivo. Il Procuratore è poi tornato sulle polemiche riguardanti le sue precedenti dichiarazioni sui sostenitori del “Sì”, accusando i “big” dello schieramento referendario di malafede: «Hanno estrapolato pezzetti delle mie parole per colpirmi. Chi doveva capire, ha capito».
Pinelli e la “Cultura del dubbio” contro la giustizia mediatica
Di tenore più metodologico, ma non meno politico, l’intervento del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Fabio Pinelli. In un’epoca dominata dalla velocità dei social e dalla superficialità dell’informazione, Pinelli ha indicato nella “cultura del dubbio” l’unico vero presidio di libertà per il magistrato.
«Nell’era della giustizia mediatica, dove questioni delicatissime sono affrontate in maniera faziosa per rincorrere lo share, la Scuola deve insegnare a dubitare», ha spiegato Pinelli. Il dubbio, in questa accezione, non è sinonimo di incertezza o debolezza, ma rappresenta il rigore metodologico necessario per approdare alla verità processuale. Il vicepresidente del Csm ha poi legato a doppio filo l’autonomia della magistratura alla sua preparazione tecnica: «Non si può essere realmente indipendenti e imparziali se non si è competenti. La competenza è il prerequisito etico della nostra funzione».
Il ministro Carlo Nordio sarà ospite degli Incontri di Valore a Pompei
Nel pieno di settimane segnate dal dibattito sull’imminente referendum per la riforma della giustizia, il ritorno del Ministro Carlo Nordio…
Castel Capuano presidio della democrazia
L’importanza dell’evento è stata sigillata dalla presenza silenziosa ma autorevole di Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato, partecipando alla cerimonia nel cuore storico di Napoli, ha voluto ribadire che la formazione continua non è un esercizio accademico, ma un pilastro per la tenuta democratica del Paese. In un momento in cui l’efficienza dei tribunali è monitorata con estrema attenzione dalle istituzioni europee nell’ambito del PNRR, la Scuola Superiore della Magistratura assume il ruolo di officina dove si forgia il giudice del futuro: un professionista capace di districarsi nel “labirinto delle fonti” e di resistere alle pressioni esterne.
La cerimonia si è conclusa con un richiamo alla responsabilità deontologica: un magistrato consapevole del proprio ruolo etico è l’unico in grado di garantire un’imparzialità che non sia solo formale, ma sostanziale, restituendo ai cittadini la fiducia in un sistema spesso percepito come troppo lento o condizionato dal clamore pubblico.