I killer di Carmine Zurlo in lacrime di fronte al gip: «Non abbiamo ammazzato il nostro migliore amico»
CAMORRA
25 febbraio 2026
CAMORRA

I killer di Carmine Zurlo in lacrime di fronte al gip: «Non abbiamo ammazzato il nostro migliore amico»

I due killer del giovane di Pimonte in lacrime di fronte al gip: «Non siamo stati noi». Convalidato l'arresto.
Michele De Feo

Dalla tensione del carcere alla stanza degli interrogatori,  ieri mattina Antonio Chierchia, 32 anni detto «’o folletto», e Raffaele Scarfato, 32 anni, alias «’o burraccione», si sono presentati davanti al Gip per l’interrogatorio di convalida dell’arresto disposto nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Carmine Zurlo, il 29enne di Pimonte ucciso e fatto sparire il 14 marzo 2022. 

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I due giovani, assistiti dall’avvocato Francesco Romano, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, ma hanno comunque rilasciato dichiarazioni spontanee «Non abbiamo ammazzato il nostro migliore amico», hanno detto entrambi, tra le lacrime e visibilmente provati. Il giudice per le indagini preliminari, al termine dell’udienza, ha convalidato la misura cautelare in carcere. La difesa ha ora tempo fino a giovedì prossimo per presentare eventuale ricorso contro l’ordinanza davanti al tribunale del Riesame.

I due sono indagati di omicidio aggravato dal metodo camorristico e occultamento di cadavere per la morte Carmine Zurlo, 29enne di Pimonte, avvenuta il 14 marzo 2022.

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Per quasi quattro anni della sua sorte non si è saputo nulla. La sua auto fu ritrovata nei pressi della zona di Varano, a Castellammare di Stabia, ma del corpo non vi è mai stata traccia. Le indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno portato alla conclusione che si sia trattato di una lupara bianca, un omicidio consumato e occultato in un contesto di criminalità organizzata.

Secondo l’accusa, a convincere Zurlo a recarsi nel luogo dove sarebbe stato ucciso sarebbe stato proprio Scarfato, mentre Chierchia sarebbe stato l’esecutore materiale dell’omicidio.

Il corpo della vittima, stando all’ipotesi accusatoria, sarebbe stato quindi fatto sparire per cancellare ogni traccia, impedendo perfino il ritrovamento della salma.

I pm hanno contestato ai due indagati il reato di omicidio aggravato dal metodo camorristico e soppressione di cadavere. Coinvolto nell’inchiesta anche Francesco Di Martino, 65 anni, zio di Zurlo, indagato a piede libero e ritenuto figura apicale nell’orbita del clan Afeltra‑Di Martino dei Monti Lattari, la cosca di riferimento sul territorio in cui operava la vittima.