Mattarella, una ferita aperta: il PG Policastro richiama lo Stato al dovere della verità
L’omicidio di Piersanti Mattarella non è solo un capitolo dei libri di storia, ma una «ferita civile ancora aperta» che…
Napoli. Nella roccaforte normanna di Castel Capuano si celebra l’inaugurazione dell’anno formativo della Scuola Superiore di Magistratura ma il convitato di pietra resta il referendum sulla giustizia e lo scontro tra poteri in atto. Un argomento che rimane fuori dagli interventi ufficiali per trovare invece nuovi spunti di polemica al di fuori della cerimonia.
Mattarella, una ferita aperta: il PG Policastro richiama lo Stato al dovere della verità
L’omicidio di Piersanti Mattarella non è solo un capitolo dei libri di storia, ma una «ferita civile ancora aperta» che…
Il Capo dello Stato.
In prima fila c’è anche il Presidente Mattarella che, dopo il richiamo al rispetto reciproco tra le istituzioni di una settimana fa nel corso dell’assemblea plenaria del Csm, oggi tace. A fare gli onori di casa tocca dunque al vicepresidente del Csm Fabio Pinelli. E sul banco degli accusati finisce la giustizia mediatica, quella più attenta allo share tv che alla certezza del diritto. L’obiettivo – spiega Pinelli alludendo ai giovani magistrati del corso – è quello di formarli alla cultura del dubbio. “Nell’era in cui tutti si ergono a giudici sui più diversi argomenti – dice – dove la prudenza non sembra essere un costume di vita, dove i più sembrano avere il dono delle certezze incrollabili e della propria infallibilità, nell’era della giustizia mediatica, nella quale questioni delicatissime sono affrontate in maniera superficiale e spesso faziosa (pensando più allo share che ai contenuti), nell’era dove ciascuno di noi sembra doversi piegare alla banalizzazione per rincorrere illusoriamente la velocità degli scambi informativi, la Scuola resta un presidio che tramanda la cultura del dubbio.
Le parole dei magistrati.
Un magistrato che dubita – sottolinea – non è un magistrato incerto, ma un magistrato che resiste alle pressioni, agli stereotipi, alle scorciatoie interpretative, alle suggestioni mediatiche ed alle semplificazioni”. A fare da corollario il tema dell’indipendenza del giudice. “Un giudice deontologicamente consapevole – sottolinea il vicepresidente del Csm – è un giudice realmente e, non solo formalmente, indipendente e imparziale”. E ancora: “Non si può essere autonomi, indipendenti e imparziali senza possedere a monte il prerequisito della competenza”. Concetti che risuonano anche nell’intervento del viceministro della Giustizia Sisto che sull’imparzialità dei magistrati cita le parole pronunciate da Mattarella il 19 gennaio: “Essere magistrati non è come essere cittadini qualsiasi. Il cittadino vuole che il magistrato sia esente da qualsivoglia sospetto di parzialità”. La cerimonia si conclude e Mattarella saluta. I botta e risposta tra giudici e politici restano fuori dal Salone dei Busti.