Pinelli a Castel Capuano: «Contro la giustizia mediatica e il caos normativo serve la cultura del dubbio»
Nella solenne cornice del Salone dei Busti di Castel Capuano, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Fabio Pinelli, ha tracciato le linee guida per la magistratura del futuro. Un intervento denso, che ha messo in guardia contro le derive della modernità: dalla “spettacolarizzazione” dei processi alla frammentazione delle fonti del diritto.
Il baluardo contro la giustizia “da share”
Il primo affondo di Pinelli ha riguardato la crescente pressione del sistema mediatico sull’amministrazione della giustizia. In un’epoca definita “l’era della giustizia mediatica”, il Vicepresidente ha denunciato la tendenza di molti a ergersi a giudici infallibili, rincorrendo certezze incrollabili su temi complessi trattati con superficialità.
«La Scuola resta un presidio che meritoriamente tramanda la cultura del dubbio, fondamento etico e metodologico della funzione giudiziaria», ha affermato Pinelli. In un mondo che corre alla velocità degli scambi informativi e si piega alla banalizzazione per inseguire lo share, il rigore del magistrato deve essere la capacità di fermarsi, meditare e riflettere. Il “dubbio”, secondo Pinelli, non è incertezza, ma il percorso necessario per raggiungere una verità processuale che sia solida e rispettosa della dignità delle parti.
Competenza come precondizione di indipendenza
Uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato il legame indissolubile tra la preparazione tecnica e l’autonomia della toga. Per Pinelli, non può esistere un giudice realmente libero se non è, innanzitutto, un giudice preparato. «Non si può essere autonomi, indipendenti e imparziali senza possedere a monte il prerequisito della competenza», ha scandito dal podio.
La formazione, dunque, non è solo un aggiornamento professionale, ma la garanzia stessa della tenuta costituzionale. Il magistrato “deontologicamente consapevole” è colui che sa scongiurare ogni deriva soggettivistica, ovvero la tentazione di piegare la legge a convinzioni personali, conscio che ogni suo comportamento, anche nella vita privata, incide sulla percezione di imparzialità del sistema.
Nel labirinto delle leggi: il caos del “multilivello”
Pinelli ha poi analizzato con preoccupazione la complessità del panorama legislativo attuale. Il giurista moderno si trova oggi immerso in un “vorticoso mutamento normativo”, dove la primazia della legge statale è messa in discussione da un sistema multilivello: Corte Costituzionale, Corte di Giustizia UE e Corte EDU.
Questa sovrapposizione di fonti rende spesso “improba” l’operazione di pronosticare l’esito di un giudizio. Il rischio concreto è che il cittadino non riesca più a individuare con certezza il rimedio approntato dall’ordinamento, mettendo in crisi l’obiettivo del diritto certo. Per questo, ha sottolineato Pinelli, la Scuola della Magistratura deve fungere da orientamento per districarsi in questo intreccio di norme e sentenze non gerarchicamente ordinate.
La difesa della riflessione contro il profluvio di dati
In chiusura, il Vicepresidente del Csm ha rivolto un plauso alla Scuola per la capacità di salvaguardare “spazi di comune riflessione”. Sebbene la tecnologia offra strumenti di aggiornamento immediato attraverso portali e riviste telematiche, Pinelli ha messo in guardia dal “frenetico affastellarsi di commenti superficiali”.
La sfida del 2026, per la magistratura italiana riunita a Napoli, resta dunque quella di conciliare la velocità della società contemporanea con la pazienza necessaria alla meditazione giuridica. Solo così la giustizia potrà restare, nelle parole di Pinelli, una funzione realmente imparziale e non solo una “reazione” agli stimoli del momento.


