Tragedia al Monaldi anche nel 2024. Catetere fatale per il piccolo Christian. Dodici imputati
SANITA' SOTTO ACCUSA
25 febbraio 2026
SANITA' SOTTO ACCUSA

Tragedia al Monaldi anche nel 2024. Catetere fatale per il piccolo Christian. Dodici imputati

Inchiesta sulla morte del neonato: 11 sanitari verso il processo. Il padre: «Volevano cremarlo subito, l'autopsia ha svelato la verità».
Marco Cirillo

Napoli. La brevissima vita di Christian è durata appena sei giorni, spegnendosi nel cuore della notte del 10 dicembre 2024, nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale Monaldi di Napoli. Oggi, a distanza di oltre un anno, quella morte che fu inizialmente archiviata come un “inevitabile arresto cardiaco” è al centro di una tempesta giudiziaria che vede coinvolti 12 operatori sanitari, tra medici e infermieri.

 

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L’udienza.

Per 11 di loro, il prossimo marzo, il Giudice per l’Udienza Preliminare (GUP) dovrà decidere sul rinvio a giudizio con l’ipotesi di reato di responsabilità colposa in ambito sanitario.​ Il sospetto e il rifiuto della cremazione​A cambiare il destino di questa inchiesta è stata la prontezza di riflessi di Marco, il padre di Christian, in un momento di dolore inimmaginabile. Secondo il racconto dell’uomo, subito dopo il decesso avvenuto alle 1:45, la direzione sanitaria avrebbe spinto per una soluzione rapida.​«Eravamo ancora in lacrime quando ci fu consigliato di cremarlo. Avevano già pronta la documentazione», ricorda Marco.​Proprio quell’insistenza, avvertita come anomala e frettolosa, ha spinto i genitori a rifiutare la firma e a pretendere un’autopsia. Un atto di sfiducia che si è rivelato fondamentale: se il corpo fosse stato cremato, le prove di quanto accaduto realmente sarebbero svanite per sempre.​

 

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Le perizie.

Le perizie: «Il neonato era sano»​La relazione dei consulenti tecnici nominati dalla Procura di Napoli è stata netta, smentendo la fatalità. Dagli esami autoptici e documentali è emerso che Christian, sebbene nato prematuro e sottopeso, non è morto per cause naturali o complicazioni congenite.​Il decesso è stato causato da una “perforazione cardiaca”. Secondo i periti, il catetere utilizzato per l’alimentazione parenterale si sarebbe dislocato, perforando il muscolo cardiaco e causando una fuoriuscita di liquido che ha portato all’insufficienza cardio-respiratoria. La condotta del personale è stata definita “non conforme alle buone pratiche clinico-assistenziali”, ravvisando profili di responsabilità diretta nella gestione del presidio medico.

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Un dolore condiviso: il legame con il caso Domenico​

La vicenda di Christian riemerge con forza proprio mentre l’opinione pubblica è scossa da un altro dramma avvenuto nello stesso ospedale: quello del piccolo Domenico, vittima di un trapianto di cuore fallito.​«La vicenda della mamma di Domenico la stiamo vivendo da un anno», spiega Marco, evidenziando una ferita aperta che accomuna le famiglie nel sospetto di una gestione sanitaria carente. Anche Denise, la mamma di Christian, chiede ora solo una cosa: «Voglio che la giustizia mi restituisca la verità su una vita spezzata. Siamo distrutti».​

 

Verso il processo.

​L’udienza di marzo segnerà uno spartiacque. La Procura contesta la cooperazione in omicidio colposo, puntando l’indice su una serie di negligenze nel monitoraggio del posizionamento del catetere. Mentre l’ospedale Monaldi resta sotto i riflettori per la gestione dei suoi reparti d’eccellenza, la famiglia di Christian attende di sapere se quegli “errori” finiranno davanti a un tribunale per una sentenza definitiva.