Abusivismo edilizio, ruspe a Pompei: abbattimento in via Grotta
C’è un momento in cui il rumore di una ruspa diventa il suono della legalità. A Pompei, città sospesa tra la memoria millenaria degli scavi e le contraddizioni del presente, quel momento è tornato ad affacciarsi con una determinazione dirigenziale che riaccende i riflettori sulla lotta agli abusi edilizi. Il Comune ha disposto l’anticipazione di 56.551,84 euro dalla Cassa Depositi e Prestiti per procedere alla demolizione di un manufatto abusivo in via Grotta. Un intervento che dà esecuzione a una sentenza della Corte di Appello di Napoli, divenuta irrevocabile già nel 2015. Un tempo lungo, che racconta quanto complesso sia trasformare una condanna definitiva in un cantiere effettivo.
La procedura
L’operazione rientra nella procedura Resa e si basa sul Fondo rotativo statale per le demolizioni delle opere abusive, istituito per consentire ai Comuni di anticipare le somme necessarie quando i responsabili non provvedono spontaneamente. Il meccanismo è chiaro: l’ente locale interviene, abbatte, poi recupera le somme dai responsabili dell’abuso. Se ciò non avviene, scattano obblighi stringenti di restituzione, con possibili trattenute sui trasferimenti statali. Non è solo una questione contabile. È una scelta di campo. In un territorio delicato come quello pompeiano, dove il paesaggio è parte integrante dell’identità culturale e dell’economia turistica, ogni abuso edilizio rappresenta una ferita doppia: urbanistica e simbolica.
Il cemento fuori regola
L’ombra del cemento fuori regola stride con l’immagine universale degli scavi archeologici e con il patrimonio che ha reso la città famosa nel mondo. Negli anni, il contrasto agli abusi è diventato uno dei banchi di prova dell’amministrazione locale. Le sentenze passate in giudicato impongono ai Comuni di agire, ma tra vincoli di bilancio, iter burocratici e resistenze sociali, l’esecuzione delle demolizioni è spesso un percorso a ostacoli. Da qui il ricorso al Fondo gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti, che consente di superare l’alibi delle casse vuote e di imprimere un’accelerazione concreta.
La strategia
La determinazione richiama anche gli obblighi di trasparenza e anticorruzione previsti nel PIAO e nel bilancio di previsione 2026-2028, inserendo l’intervento in una cornice programmatoria più ampia. Non un atto isolato, dunque, ma un tassello di una strategia che punta a ristabilire regole e credibilità. Demolire non è mai un gesto neutro: significa incidere su proprietà private, equilibri familiari, talvolta su edifici abitati. Ma significa anche affermare che le sentenze si rispettano e che il territorio non può essere piegato all’arbitrio. A Pompei, dove la storia insegna quanto possa essere fragile il rapporto tra uomo e ambiente, la legalità urbanistica diventa parte integrante della tutela del paesaggio. Il cantiere di via Grotta sarà, nei fatti, un intervento circoscritto.


