Achille Lauro omaggia le vittime di Crans-Montana con «Perdutamente»
SANREMO 2026
26 febbraio 2026
SANREMO 2026

Achille Lauro omaggia le vittime di Crans-Montana con «Perdutamente»

Achille Lauro tra show e momenti di intensa emozione
Anna Santaniello

La tragedia di Crans-Montana, che ha causato la morte di 41 persone, ha trovato spazio anche sul palco del Festival di Sanremo durante la seconda serata. A fare da ponte tra il dramma e il Festival è stato Achille Lauro, co-conduttore per l’occasione insieme a Carlo Conti, Pilar Fogliati, Laura Pausini e Lillo Petrolo. L’artista ha interpretato “Perdutamente” con un’esecuzione intensa e toccante, arricchita da un arrangiamento lirico, dalla voce del soprano Valentina Gargano e da un coro di venti elementi. Il brano è stato dedicato alle vittime della tragedia. “Quando a settembre ho chiesto a Lauro di co-condurre il Festival pensavamo di proporre “Incoscienti Giovani”, ha spiegato Conti introducendo l’esibizione. Il cambio di programma e di canzone è stato deciso in seguito al dramma di Crans-Montana e alle immagini di una madre  delle vittime dell’incendio, che aveva cantato proprio “Perdutamente” durante il funerale del figlio. Da qui la scelta di portare quel brano sul palco dell’Ariston. Dal canto suo, Lauro ha confermato le sue qualità di interprete. Ma soprattutto ha voluto condividere un messaggio profondo: in certi momenti la musica smette di essere semplice intrattenimento e si trasforma in memoria, personale e collettiva. Diventa amore, conforto, un modo per provare ad alleviare una ferita che sembra impossibile da rimarginare. L’Ariston ha seguito l’esibizione in un silenzio carico di rispetto; tra il pubblico, occhi lucidi e un’emozione palpabile hanno accompagnato ogni nota. Il rapporto tra Achille Lauro e il Festival di Sanremo è, fin dagli esordi, un intreccio di musica, provocazione e trasformismo scenico. Ogni sua apparizione all’Ariston è andata oltre la performance canora, diventando evento visivo e mediatico. Il debutto in gara nel 2019 con “Rolls Royce” ha segnato una rottura con l’immaginario sanremese più tradizionale, tra riferimenti culturali espliciti ed estetica divisiva. Nel 2020, con “Me ne frego”, ha alzato ulteriormente l’asticella: ogni serata si è trasformata in un “quadro” diverso, tra citazioni artistiche, costumi teatrali, mantelli e tutine scintillanti. Il guardaroba, studiato nei minimi dettagli, è diventato parte integrante della narrazione, tra provocazione, fluidità di genere e spettacolarizzazione. Il momento più iconico è arrivato nel 2021, quando ha costruito cinque performance come atti di un’unica opera, tra lacrime sceniche, travestimenti simbolici e una cura maniacale per trucco e silhouette. Body gioiello, piume, veli, cristalli e richiami rinascimentali hanno consolidato la sua immagine di artista capace di trasformare il palco in una passerella concettuale. Nel 2022 è tornato in gara con “Domenica”, mantenendo una forte impronta stilistica ma con un equilibrio più pop e meno trasgressivo. La cifra, però, è rimasta quella dell’imprevedibilità. Fino alla svolta più recente: nel 2025 Achille Lauro si è presentato quasi irriconoscibile rispetto al passato. Abiti sobri, linee classiche, colori scuri, tagli sartoriali eleganti. Niente eccessi teatrali, ma un’immagine più composta, segno di una nuova fase artistica, più concentrata sulla musica che sull’effetto scenico. Dalla provocazione glam alla sobrietà di ieri sera, il percorso sanremese di Achille Lauro racconta un’evoluzione continua. All’Ariston non ha mai portato soltanto canzoni, ma visioni. E anche questa volta ha lasciato il segno.