Addio Rosatellum: il Centrodestra lancia lo “Stabilicum”. È scontro totale con le opposizioni
Dopo una trattativa estenuante, condotta sul filo del rasoio fino all’ultimo miglio, il centrodestra rompe gli indugi e deposita ufficialmente la sfida per il dopo-Rosatellum. Una riforma in tre articoli e quaranta pagine che punta a scardinare l’attuale sistema elettorale in favore di un impianto proporzionale corretto da un robusto “premio di governabilità”.
L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è garantire una stabilità parlamentare certa, tanto che tra i corridoi dei palazzi romani la nuova creatura legislativa è già stata ribattezzata lo “Stabilicum”. I pilastri della riforma: premio e soglie Il cuore del progetto prevede il superamento dei collegi uninominali.
Il nuovo sistema si basa su un riparto proporzionale dei seggi che scatta al raggiungimento di una soglia minima (fissata al 40%). Per chi vince, è previsto un premio di maggioranza che può spingersi fino al 60% degli eletti, blindando così i numeri nelle Camere.
Tuttavia, l’accordo raggiunto nella storica sede di via della Scrofa dagli sherpa dei partiti — Donzelli e Rossi (FdI), Battilocchio e Benigni (FI), Paganella e Calderoli (Lega) — ha lasciato sul campo alcune questioni spinose. Le preferenze, su cui la Lega ha eretto un muro invalicabile nonostante il parere favorevole di Giorgia Meloni, per ora restano fuori dal testo, sebbene Fratelli d’Italia mediti già di reinserirle tramite emendamenti.
Anche l’indicazione del Premier sulla scheda ha subito una mediazione: su spinta di Forza Italia, il nome del candidato non comparirà direttamente sulla scheda elettorale, ma dovrà essere indicato nel programma depositato al Viminale. Le opposizioni sulle barricate La reazione del centrosinistra è stata immediata e violentissima.
IlPartito Democratico ha bollato la proposta come “irricevibile” ancor prima del deposito formale. Durissimo Riccardo Magi (+Europa), che parla di una “legge truffa piena di schifezze”, mentre il leader del M5S Giuseppe Conte e Matteo Renzi (Italia Viva) hanno scelto la via del pragmatismo polemico, indicando come priorità il salario minimo piuttosto che le regole del gioco elettorale. Da Azione, la critica si concentra invece sull’assenza delle preferenze, vista come una sottrazione di potere ai cittadini.
L’itere il fattore Referendum Nonostante le accuse di Avs, che sostiene come la maggioranza agisca per “paura del referendum”, il centrodestra sembra intenzionato a procedere spedito. L’iter partirà dalla Camera, dove si prevedono già sostituzioni strategiche nelle commissioni Affari Costituzionali per permettere ai big ed esperti di diritto elettorale di seguire i lavori da vicino.
MatteoSalvini, assente al Consiglio dei Ministri mattutino ma presente a Palazzo Chigi nel pomeriggio, ha “benedetto” l’intesa definendola un atto di chiarezza: “Chi vince deve poter governare”. Dal canto suo, Giovanni Donzelli assicura: “Siamo pronti al dialogo con tutti per migliorare il testo”. Il primo test di tenuta della coalizione sarà il 3 e 4 marzo, quando FdI riunirà i propri gruppi parlamentari per illustrare i dettagli di una riforma che punta a incassare il primo “sì” entro la pausa estiva.


