ESCLUSIVA M+ | Il delitto di Pimonte. L'esecuzione di Carmine Zurlo sotto gli occhi di un pastore
«Me lo sogno tutte le notti a Carmine Zurlo: fugge dalla croce perché io potevo aiutarlo». E’ da questa frase…
Carmine Zurlo, 29 anni di Pimonte, è stato ucciso e fatto sparire perché aveva tenuto per sé 130mila euro, quota di un’estorsione che sarebbe dovuta andare a finire ad un clan di Castellammare. Ma di quei soldi ad oggi non c’è più traccia, nemmeno tra le 45 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che raccontano i segreti di un delitto dai contorni bestiali.
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L’unico riferimento che viene fuori tra le carte dell’inchiesta è quello dalla voce di un testimone che ai militari ha confermato che il 29enne ammazzato nel marzo del 2022 avesse a disposizione una cospicua somma di denaro.
ESCLUSIVA M+ | Ucciso e fatto sparire, ecco come e perchè è stato ammazzato Carmine Zurlo
Carmine Zurlo, 29 anni, è stato ammazzato e fatto sparire perchè avrebbe trattenuto per sé una quota da 130mila euro …
Decine di migliaia di euro che Carmine Zurlo nascondeva nella sua abitazione a Pimonte in un vano del frigorifero. Che fine hanno fatto quei soldi? Qualcuno sapeva dove erano e li ha presi e consegnati a chi spettavano? Sono domande a cui i carabinieri della compagni di Castellammare proveranno a dare una risposta in queste settimane perché l’inchiesta sul delitto del giovane vittima di lupara bianca è tutt’altro che chiusa.
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Così come sono accesi ancora i fari dell’Antimafia sullo zio di Carmine Zurlo, Francesco Di Martino (indagato a piede libero), 65 anni, «alias zio ciccio e’ burraccione». Il pluripregiudicato e personaggio di spicco della camorra dei Monti Lattari, per l’Antimafia, era presente al momento dell’esecuzione del delitto del nipote, ma gli elementi a riscontro di questa ipotesi sono per il gip «labili». Per la Dda l’uomo potrebbe aver avuto un ruolo determinante nella decisione di eliminare il ragazzo proprio per lo «sgarro» al clan Afeltra- Di Martino legato a quei soldi che qualcuno nei giorni successivi al 14 marzo 2022 (data del delitto), potrebbe aver fatto sparire.
Nel frattempo i due arrestati, Antonio Chierchia, 32 anni, alias o’ folletto, accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio, e il presunto complice, Raffaele Scarfato, 32 anni, alias ‘o burraccione, sono stati interrogati ieri mattina dal Gip. Gli indagati, assistiti dall’avvocato Francesco Romano, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Ma entrambi in lacrime hanno rilasciato delle dichiarazioni spontanee: «Non abbiamo ammazzato il nostro migliore amico».
Il Gip, al termine dell’interrogatorio, ha convalidato l’arresto e ora la difesa ha tempo sino a giovedì prossimo per eventualmente impugnare l’ordinanza di custodia cautelare di fronte al tribunale del Riesame. Secondo l’Antimafia il movente dell’omicidio di Zurlo è legato quei 130mila euro «scomparsi».
Il 29enne, con un precedente per rapina a mano armata, per la Dda era diventato nel corso degli anni una pedina fondamentale nello scacchiere della camorra nei Monti lattari. L’ipotesi è che Zurlo fosse un fedelissimo del boss Raffaele Afeltra, alias ‘o burraccione, uno dei capi indiscussi della criminalità organizzata dei Monti Lattari. Nel giorno del suo arresto Zurlo avrebbe assunto il ruolo di tramite tra il boss in carcere e il mondo esterno occupandosi anche della gestione delle estorsioni. Il 14 marzo 2022, secondo l’accusa fu convinto da Scarfato a recarsi in un terreno in via Sanzano a Gragnano dove sarebbe stato ammazzato, alla presenza dello zio, con un colpo di pistola alla testa da Chierchia. Il suo corpo fu poi fatto sparire.