Inchiesta sul Monaldi. Il cuore di Domenico espiantato 14′ prima dell’arrivo del nuovo organo
Un errore di calcolo fatale e una gestione tecnica che sfiora l’incredibile. L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, il bambino di due anni deceduto il 21 febbraio dopo un tentativo di trapianto fallito, si arricchisce di dettagli che delineano un quadro di gravissima negligenza professionale. Secondo quanto ricostruito dai legali della famiglia e dalle testimonianze raccolte dalla Procura di Napoli, il cuore malato di Domenico sarebbe stato rimosso almeno 14 minuti prima che l’organo donato arrivasse effettivamente nella sala operatoria del Monaldi.
Le deposizioni del personale sanitario descrivono scene di puro panico operativo. Tre infermieri hanno messo a verbale che il cuore arrivato da Bolzano appariva come “una pietra durissima”. L’organo, vittima di un eccessivo raffreddamento dovuto probabilmente all’uso di ghiaccio secco, era letteralmente congelato.
Nel disperato tentativo di rimediare, l’équipe avrebbe tentato manovre ai limiti della prassi medica: «Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda». Lo stesso cardiochirurgo, rendendosi conto della situazione, avrebbe esclamato con amarezza: «Questo cuore non farà neppure un battito, non ripartirà mai». Nonostante questa consapevolezza, l’organo è stato impiantato poiché il cuore originale di Domenico era già stato rimosso, rendendo l’operazione un viaggio senza ritorno.
Le indagini si concentrano ora sulla trasferta a Bolzano del 23 dicembre. Sembra che la responsabilità del danneggiamento risieda nella scelta del refrigerante: sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco (fornito in loco su richiesta dell’équipe napoletana) posizionato nel box termico secondo indicazioni specifiche del cardiochirurgo del Monaldi. Un errore tecnico fondamentale, poiché il ghiaccio secco raggiunge temperature troppo basse per la conservazione di tessuti organici destinati al trapianto, portando alla cristallizzazione delle fibre cardiache.
Inoltre, emerge una discrepanza temporale inquietante: le procedure di espianto su Domenico sarebbero iniziate quattro minuti prima ancora che giungesse la telefonata che segnalava l’arrivo dell’organo all’esterno dell’ospedale. A questi vanno sommati i dieci minuti necessari per il trasporto fisico del box fin dentro la sala.
Tensioni in corsia e documenti mancanti
Il clima all’interno dell’ospedale Monaldi è tesissimo. Durante una riunione interna il 10 febbraio, i toni sarebbero degenerati in uno scontro aperto tra medici e paramedici, culminato in un gesto d’ira del cardiochirurgo.
Parallelamente, la battaglia legale si sposta sulle carte. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha denunciato un’anomalia nella documentazione fornita dall’ospedale: mancherebbe la cartella anestesiologica, un pezzo fondamentale del puzzle clinico. Mentre la Procura di Napoli procede contro sette indagati, la posizione dei sanitari di Bolzano e Innsbruck sembra invece alleggerirsi, poiché avrebbero agito seguendo le istruzioni dell’équipe campana incaricata del trasporto.


