Morte di Domenico, spunta un audio shock: «Trapiantato solo per disperazione»
Una svolta drammatica segna l’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, il bambino deceduto a Napoli a seguito di un trapianto…
Un trapianto di cuore segnato da quattro minuti. È in questo brevissimo lasso di tempo che si concentra uno dei passaggi più controversi della vicenda che ha portato alla morte del piccolo Domenico, al centro dell’inchiesta della Procura di Napoli. Secondo quanto emerso dalle testimonianze rese ai magistrati di Napoli, il cuore malato del bambino sarebbe stato espiantato alle 14:18, mentre il via libera definitivo all’arrivo dell’organo compatibile, prelevato a Bolzano, sarebbe giunto soltanto alle 14:22.
Morte di Domenico, spunta un audio shock: «Trapiantato solo per disperazione»
Una svolta drammatica segna l’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, il bambino deceduto a Napoli a seguito di un trapianto…
Quattro minuti di scarto che oggi pesano come un macigno nell’indagine sul trapianto rivelatosi fatale. La ricostruzione dei sanitari ascoltati dagli inquirenti delinea un quadro di tensione e concitazione. Il nodo centrale è la tempistica: l’espianto del cuore del piccolo sarebbe avvenuto prima della conferma ufficiale dell’arrivo dell’organo donato. Una decisione che, se confermata, aprirebbe interrogativi cruciali sulla gestione delle procedure e sulla catena delle comunicazioni in sala operatoria.
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Il 10 febbraio scorso, sempre secondo le testimonianze raccolte, si sarebbe svolta una riunione dai toni particolarmente accesi per discutere proprio di quei momenti. All’incontro avrebbe partecipato anche il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha materialmente impiantato il cuore poi risultato danneggiato. Durante il confronto sarebbero emerse divergenze profonde sulla correttezza delle tempistiche e sulle responsabilità operative. In quell’occasione, riferiscono alcuni presenti, la tensione sarebbe esplosa: il chirurgo avrebbe sferrato un calcio a un termosifone, gesto che fotografa il clima di forte pressione e conflittualità che circonda l’intera vicenda. Un episodio che, pur marginale rispetto ai fatti clinici, restituisce la misura dello scontro interno e della drammaticità della situazione.
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Resta ora da chiarire se quei quattro minuti abbiano avuto un ruolo determinante nell’esito dell’intervento o se il fallimento del trapianto sia dipeso esclusivamente dalle condizioni dell’organo trapiantato. Saranno le consulenze tecniche e l’analisi dettagliata delle procedure a stabilire eventuali responsabilità. Nel frattempo, la morte del piccolo Domenico continua a interrogare medici, magistrati e opinione pubblica. Perché in una sala operatoria, quando si parla di trapianti, il tempo non è solo un dato clinico: è una linea sottile tra speranza e tragedia.
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