Torre del Greco, dietro l’allarme-sprechi del segretario generale: le sei piaghe (economiche) della casta
CRONACA
26 febbraio 2026

Torre del Greco, dietro l’allarme-sprechi del segretario generale: le sei piaghe (economiche) della casta

Alberto Dortucci
Sfoglia la galleryIndietro1 of 7Avanti

Torre del Greco. Quattro note ufficiali in due anni e mezzo di mandato, una serie di inviti formali a cancellare le «anomalie» rilevate nel (cattivo) funzionamento delle cinque commissioni consiliari, diverse bozze di modifica all’attuale regolamento comunale rispedite al mittente perché non ritenute utili a risolvere le criticità del «sistema». Ma cosa si nasconde dietro la crescente preoccupazione manifestata dal segretario generale Domenico Gelormini – responsabile della trasparenza e dell’anti-corruzione a palazzo Baronale – relativamente ai costi della casta di Torre del Greco? Per trovare la risposta, basta scorrere le liquidazioni di pagamento riconosciute ogni mese ai consiglieri comunali di maggioranza e opposizione per la mera (e il piu delle volte semplicemente «coreografica» e impalpabile) partecipazione alle riunioni degli organismi politici dell’ente di largo Plebiscito.

PRIMA L’ABBUFFATA DI NATALE E POI IL «PIENO» DI GETTONI

L’ultima liquidazione di pagamento per le spese della casta è della scorsa settimana, giusto qualche giorno prima – non una coincidenza – dell’ennesimo affondo-denuncia del segretario generale. Archiviate le «abbuffate natalizie» a tavola, gli esponenti di maggioranza e opposizione si sono dedicati «corpo e anima» a raggranellare gettoni di presenza all’interno delle commissioni consiliari, arrivando a portare a casa la bellezza di circa 32.000 euro. In media, circa 1.400 euro a politico. Ovviamente, non tutti i consiglieri comunali hanno raggiunto il massimo dei gettoni ma – come diceva il principe della risata Totò – è «la somma che fa il totale».

L’ALLARME SPRECHI DEL SEGRETARIO GENERALE

D’altronde, il «saccheggio» di gennaio non rappresenta un’eccezione per la casta del Comune. Durante il 2025 solo in due occasioni  – a febbraio e a agosto, il mese più corto e il mese con più ferie – le spese per i consiglieri comunali sono scese sotto i 30.000 euro. Dal picco di settembre (32.097 euro) ai 26.601 euro di agosto, i costi per le commissioni consiliari hanno sfiorato i 370.000 euro – in media 30.799 euro al mese – a fronte di «risultati» decisamente irrisori rispetto agli esborsi di soldi pubblici. Un vero e proprio spreco di denaro pubblico, facilitato dall’introduzione del cosiddetto bonus-Frulio – promosso a fine 2019 dall’attuale presidente del consiglio comunale – grazie a cui gli esponenti di maggioranza e opposizione hanno la possibilità di cumulare nella stessa giornata fino a quattro gettoni di presenza nelle varie commissioni consiliari (in tutto a un costo complessivo di 130 euro al giorno).

LO STIPENDIO (FISSO) DA 3.700 EURO AL MESE

Ai numeri già da record delle spese per il consiglio comunale si aggiunge lo stipendio mensile da 3.700 euro lordi (costo annuo di circa 45.000 euro) riconosciuto al capo dell’assise Gaetano Frulio, da cinque anni – prima con Giovanni Palomba e poi con Luigi Mennella – alla guida del parlamentino di palazzo Baronale.

I RIMBORSI ALLE DITTE DEI POLITICI-LAVORATORI

Non bastassero i complessivi 414.000 euro di spese per i consiglieri comunali, al «danno economico» prodotto dal cattivo funzionamento delle commissioni consiliari bisogna aggiungere i soldi riconosciuti dall’ente di palazzo Baronale ai titolari delle ditti private presso cui risultano assunti i «politici lavoratori» per il rimborso delle ore di assenza dal posto di lavoro. Numeri in costante aggiornamento (e aumento) capaci evidentemente di convincere il segretario generale a lanciare l’ennesimo allarme sulle varie «anomalie» denunciate da circa due anni e mezzo. Un malcelato invito a «correggere» alcune cattive abitudini per scongiurare il rischio di riaccendere – come già accaduto in diverse occasioni in passato, sempre senza alcuna conseguenza giudiziaria – i fari della procura di Torre Annunziata sui «gettoni facili» per la casta della quarta città della Campania.

IL TRUCCHETTO DELLE DELEGHE PER «MASSIMIZZARE» I GETTONI

Nel mirino del responsabile della trasparenza e dell’anticorruzione in municipio è finito, stavolta, il «trucchetto delle deleghe»: una prassi consolidata, grazie a cui i consiglieri comunali possono accumulare le presenze all’interno degli organismi politici attraverso un meccanismo di sostituzioni e rappresentanze che, di fatto, moltiplica le occasioni per incassare i gettoni. Una distorsione che, secondo Domenico Gelormini, rischia di trasformare le commissioni in una macchina mangi-soldi (pubblici) anziché in luoghi di approfondimento politico e amministrativo. Il paradosso – evidenziato in una nota inviata al capo dell’assise Gaetano Frulio e ai presidenti delle cinque commissioni consiliari – è che spesso delegante e delegato sono presenti nella stessa giornata a palazzo Baronale, rendendo così palese la vera «finalità» del trucchetto delle deleghe utilizzato in particolare dai gruppi con un numero maggiore di rappresentanti: Pd e la lista civica Mennella Sindaco. Non a caso, il documento firmato dal segretario generale – l’ennesimo in due anni e mezzo di mandato – ha generato imbarazzi e malumori nelle file dei democrat, guidati in municipio dal capogruppo Vittorio Guarino e dal segretario cittadino Salvatore Romano, presidente della seconda commissione consiliare.

IL 40% DELLE RIUNIONI DESERTE (MA A COSTI PIENI PER IL COMUNE)

Ma il dossier del segretario generale non si ferma alle deleghe. A preoccupare è soprattutto la questione delle sedute deserte in prima convocazione, che continuano a superare la soglia del 40%. Un dato definito «anomalamente elevato» e già denunciato in passato, ma rimasto senza correttivi concreti. Un sistema che – in pratica – consente ai politici-lavoratori di disertare il posto di lavoro per un’intera giornata, giustificando l’assenza con la convocazione consiliare, anche quando la seduta va deserta. Un cortocircuito capace di alimentare l’immagine di una «classe politica» più attenta a tutelare i propri privilegi che a garantire il funzionamento degli organismi di palazzo Baronale.

Sfoglia la galleryIndietro1 of 7Avanti