Bimbo morto, i medici austriaci: “Avevamo il ghiaccio, non ce l’hanno chiesto”
TRAPIANO AL MONALDI
27 febbraio 2026
TRAPIANO AL MONALDI

Bimbo morto, i medici austriaci: “Avevamo il ghiaccio, non ce l’hanno chiesto”

L'equipe medica di Innsbruck disponeva di una quantità di ghiaccio più che sufficiente, ma nessuno gliel'ha chiesto
Michele De Feo

Napoli. L’equipe medica di Innsbruck, presente in sala operatoria a Bolzano durante il prelievo del cuore destinato poi al piccolo Domenico a Napoli, disponeva di una quantità di ghiaccio più che sufficiente, ma nessuno gliel’ha chiesto. Altrimenti, l’avrebbero messo a disposizione. Sono gli stessi sanitari austriaci a riferirlo agli inquirenti che indagano sulla catena di errori che ha portato alla morte del piccolo. I tre sono stati sentiti come persone informate sui fatti e le loro testimonianze documentano anche le concitate fasi del drenaggio insufficiente.

 

La testimonianza.

Emerge così che tra le due squadre, quella arrivata dalla Clinica universitaria di Innsbruck e quella proveniente dal Monaldi di Napoli, ci fossero difficoltà di comunicazione, che poi si sarebbero svolte in inglese con il più giovane dei due chirurgi italiani. Durante interventi complessi, come espianti multiorgano, la direzione operativa spetta al team responsabile dell’organo più vitale. In questo caso, dunque, all’equipe napoletana che doveva prelevare il cuore.

 

Il momento delicato.

Il momento più delicato è stato quando, a causa di un’incisione insufficiente, si è rischiato una congestione non solo del cuore, ma anche degli altri organi. Il chirurgo austriaco ha definito l’atmosfera in quel momento “tesa”. I due medici di Innsbruck avrebbero invitato più volte in inglese la chirurga ad ampliare il taglio. Inviti ai quali però la chirurga non avrebbe reagito. Forse non aveva capito o “era sopraffatta”, ipotizza uno di loro. Dopo il suo terzo invito ad alta voce e senza una reazione adeguata, il chirurgo capo austriaco è intervenuto spontaneamente, garantendo il drenaggio sufficiente. L’intervento è poi proseguito senza problemi.

 

ll giallo del ghiaccio.

Per quanto riguarda invece il ghiaccio, la squadra austriaca si era portata da Innsbruck sia quello sterile che quello aggiuntivo, non sterile triturato, che serve poi per il confezionamento in vista del trasporto dell’organo. L’equipe di Napoli non ne aveva in maniera sufficiente ma nessuno di loro l’ha chiesto ai colleghi austriaci presenti in sala. La comunicazione – ha riferito il chirurgo capo – era limitata a causa della barriera linguistica. Nessuno si è rivolto ai colleghi tirolesi per colmare la carenza di ghiaccio nel box destinato a Napoli. E’ così avvenuto il fatale errore del ghiaccio secco, che poi ha ‘bruciato’ il cuore. Gli austriaci disponevano anche dei sacchetti di plastica sterili e di un box di trasporto idoneo.