Giustizia, la riscossa del Tar Campania: in quindici anni l’arretrato crolla del 90%
C’era una volta il “buco nero” della giustizia amministrativa campana, un archivio sterminato dove i ricorsi dei cittadini e delle imprese sembravano destinati a invecchiare per decenni tra polvere e rinvii. Oggi, quel sistema elefantiaco ha lasciato il posto a una macchina che corre. I numeri snocciolati durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 non lasciano spazio a interpretazioni: negli ultimi quindici anni, il Tar della Campania ha abbattuto l’arretrato del 90%, passando da una montagna di oltre centomila pendenze agli attuali diecimila ricorsi. Una “cura da cavallo” che ha riportato i tempi della giustizia in una dimensione di civiltà, restituendo risposte rapide a un territorio che ne ha disperatamente bisogno.
Il miracolo dei numeri: via 90mila ricorsi
A tracciare il bilancio di questo percorso è il presidente del Tar Campania, Nicola Gaviano, che a margine della cerimonia inaugurale ha definito “brillantissimo” il lavoro svolto nell’ultimo quindicennio. Non si tratta di una semplice operazione di smaltimento cartaceo, ma di un cambio di passo strutturale. «L’arretrato era superiore alle centomila unità», ha ricordato Gaviano, sottolineando come oggi la soglia dei diecimila ricorsi pendenti rappresenti un traguardo di stabilità che permette di guardare al futuro con una programmazione reale e non più con l’ansia dell’emergenza perenne.
Questo risultato non è piovuto dal cielo, ma è il frutto di un impegno corale che ha visto schierati in prima linea non solo i magistrati, chiamati a ritmi serrati di sentenze, ma anche il personale amministrativo, spesso sottodimensionato rispetto al carico di lavoro. Una sinergia che ha permesso di mettere la tempistica dei processi “pienamente sotto controllo”, garantendo che un ricorso non sia più una scommessa a lungo termine, ma uno strumento efficace per la tutela dei diritti.
Un modello nazionale tra Napoli e Roma
Il successo della sede napoletana, tuttavia, non è un caso isolato. Gaviano ha tenuto a precisare che questa efficienza è figlia di una strategia nazionale, coordinata dalle strutture centrali della giustizia amministrativa. La programmazione centrale ha fornito gli strumenti, ma è sui territori che si è giocata la partita più difficile. Napoli, storicamente una delle piazze più complesse d’Italia per numero e criticità delle controversie, è diventata il simbolo di questa inversione di tendenza. Lo “stato di salute” della giustizia amministrativa oggi viene definito “buono”, un segnale di speranza per un Mezzogiorno che spesso fatica a tenere il passo con gli standard europei di efficienza burocratica.
Nuove norme e tensioni sociali: le sfide del 2026
Ma non c’è spazio per l’autocompiacimento. Se l’arretrato è sotto controllo, il presente continua a presentare sfide durissime. I magistrati amministrativi si trovano oggi a operare in un contesto normativo estremamente fluido, caratterizzato da leggi recentissime e spesso di difficile interpretazione. «Siamo sempre indotti ad affrontare problematiche nuove sul piano giuridico», ha spiegato il presidente Gaviano, evidenziando come il tribunale sia diventato il terminale ultimo di tensioni sociali che esplodono nelle aule di giustizia.
Dagli appalti legati ai fondi del PNRR alle controversie urbanistiche, fino ai diritti civili e ai servizi pubblici, il Tar Campania rimane un osservatorio privilegiato – e spesso un parafulmine – delle trasformazioni della società. La complessità delle questioni sottoposte ai collegi giudicanti richiede una vigilanza costante: la rapidità non deve andare a discapito della qualità della decisione. In un’Italia che tenta faticosamente di modernizzarsi, il Tar Campania sembra aver trovato la ricetta giusta: smaltire il passato per non farsi travolgere dalle incertezze del futuro.


