Levante e Gaia: il bacio della discordia e la censura della regia
SANREMO 2026
27 febbraio 2026
SANREMO 2026

Levante e Gaia: il bacio della discordia e la censura della regia

Alessandra Boccia

La serata delle cover, da sempre la più attesa per la libertà espressiva che concede agli artisti, è stata scossa da un fuori programma destinato a far discutere a lungo. Durante l’esibizione di Levante, che ha voluto al suo fianco Gaia per una reinterpretazione carica di sensualità e potenza vocale, un gesto finale ha rubato la scena alla musica: un bacio tra le due artiste, bruscamente interrotto da un cambio d’inquadratura della regia.

 

L’esibizione e il “taglio” sospetto

L’alchimia tra Levante e Gaia era evidente fin dalle prime note. Le due cantautrici hanno portato sul palco una performance viscerale, celebrando l’empowerment femminile e la fluidità dell’arte. Tuttavia, proprio nel momento culminante, quando le due si sono avvicinate fino a baciarsi, la regia di Rai 1 ha operato un repentino stacco su un’inquadratura larghissima della scenografia, oscurando di fatto il contatto visivo diretto per il pubblico da casa.Il gesto non è sfuggito all’occhio vigile dei social. In pochi minuti, l’hashtag #Censura è schizzato in vetta ai trend di X (ex Twitter), con migliaia di utenti che accusano la produzione di aver voluto “ripulire” l’esibizione da un momento ritenuto troppo audace per la prima serata della rete ammiraglia.

 

Libertà artistica o scelta tecnica?

Se da un lato il web grida allo scandalo, invocando la libertà di espressione in un Festival che dovrebbe essere lo specchio della società moderna, dall’altro si attende la replica ufficiale della direzione artistica. Non è la prima volta che il Festival si scontra con il tema della “morale” sul palco: dai tempi del bacio tra Rosa Chemical e Fedez, la gestione dei momenti di intimità tra artisti dello stesso sesso è sempre un terreno scivoloso per i vertici Rai.Levante e Gaia, dal canto loro, hanno abbandonato il palco con un sorriso complice, lasciando che fosse l’intensità della loro performance a parlare. Resta però l’amaro in bocca per quella che molti percepiscono come una timidezza istituzionale che stona con l’energia di un’edizione, quella di Carlo Conti, che finora aveva brillato per equilibrio e modernità.