L’istituto di archeologia di Berlino a rischio chiusura. L’appello di Zuchtriegel: «Salviamolo»
CULTURA
27 febbraio 2026
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L’istituto di archeologia di Berlino a rischio chiusura. L’appello di Zuchtriegel: «Salviamolo»

Il direttore del Parco Archeologico di Pompei è intervenuto presso l'Istituto Italiano di Cultura di Londra nel corso di un incontro pubblico
Vincenzo Lamberti

Un’ondata di preoccupazione attraversa il mondo accademico europeo dopo le indiscrezioni sulla possibile soppressione dell’Istituto di Archeologia della Università Humboldt di Berlino, realtà ritenuta tra le più autorevoli nella formazione di archeologi a livello internazionale. A riaccendere i riflettori sulla vicenda è stato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei, intervenuto a Istituto Italiano di Cultura di Londra nel corso di un incontro pubblico.

L’appello
«Si tratta di un’istituzione fondamentale per lo studio dell’archeologia nel mondo, un faro per generazioni di studiosi che non può essere spento per mere ragioni di bilancio», ha dichiarato Zuchtriegel, commentando l’ipotesi di chiusura che nei giorni scorsi ha animato il confronto in Germania. La prospettiva di smantellare una scuola con una tradizione plurisecolare ha suscitato reazioni accese tra docenti, studenti e ricercatori, molti dei quali hanno avviato una mobilitazione per scongiurare il provvedimento. Tra coloro che si sono formati a Berlino c’è lo stesso direttore di Pompei, che ha ricordato come l’eventuale decisione avrebbe un peso simbolico rilevante: «un colpo all’identità stessa dell’ateneo, forte di una tradizione accademica lunga oltre due secoli».

L’istituto
L’istituto, infatti, è considerato un punto di riferimento per l’archeologia classica e per la ricerca sul campo, con una rete internazionale costruita nel tempo. Zuchtriegel ha quindi rivolto un appello alla comunità scientifica globale affinché sostenga la campagna lanciata online per difendere la struttura. «Nessun taglio di bilancio può giustificare la cancellazione di un’istituzione di tale valore. – ha concluso – La comunità scientifica mondiale non può permettersi una perdita così grave».