Morte di Domenico, provvedimenti per i vertici del Monaldi. Fico: «Prima le verifiche»
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Una tragedia che si tinge di contorni sempre più grotteschi e inaccettabili. Mentre la città piange la scomparsa del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni morto a seguito di un trapianto di cuore eseguito con un organo danneggiato, i dettagli che emergono dalle indagini interne dell’Azienda Ospedaliera dei Colli e dalla relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al Ministero della Salute delineano un corto circuito informativo e gestionale senza precedenti.
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Il paradosso dei Paragonix: tecnologia presente ma inutilizzata
Il punto centrale dello scandalo riguarda l’uso (o meglio, il mancato uso) dei dispositivi di trasporto. Secondo quanto documentato dai vertici del Monaldi, il direttore generale Anna Iervolino e il direttore sanitario Angela Annechiarico, l’ospedale era dotato fin dal 2023 di sistemi di trasporto organi di ultima generazione denominati “Paragonix”. Si tratta di box tecnologici progettati per mantenere il cuore in condizioni termiche e pressorie ottimali, riducendo drasticamente il rischio di traumi durante i lunghi trasferimenti.
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Le verifiche condotte hanno confermato che a dicembre 2025, nel periodo del trapianto di Domenico, erano disponibili ben tre di questi dispositivi: due situati direttamente nella sala operatoria dedicata ai trapianti e uno di riserva presso la farmacia ospedaliera. Tuttavia, l’equipe medica che si è recata a Bolzano per il prelievo del cuore ha utilizzato metodi di trasporto tradizionali, che non hanno impedito il danneggiamento dell’organo. La giustificazione fornita dai sanitari alla direzione dell’ospedale è spiazzante: l’equipe ha dichiarato ufficialmente di «non essere stata a conoscenza della disponibilità di tale dispositivo in azienda».
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Un errore sistemico e non isolato
Questa lacuna informativa solleva interrogativi pesantissimi sulla formazione del personale e sulla comunicazione interna tra i reparti di eccellenza. Com’è possibile che un’equipe trapiantologica ignori la dotazione tecnologica di punta del proprio reparto? È questo il quesito a cui dovranno rispondere gli ispettori ministeriali e i magistrati.
Ma il “caso Domenico” potrebbe essere solo la punta di un iceberg. Secondo indiscrezioni rilanciate dal Tg1, la Procura di Napoli avrebbe esteso il raggio d’azione delle indagini. I magistrati starebbero infatti analizzando le cartelle cliniche relative ad altri due trapianti sospetti avvenuti recentemente presso la cardiochirurgia pediatrica del Monaldi. L’ipotesi degli inquirenti, alimentata anche dagli esposti presentati dalle associazioni dei consumatori, è che si tratti di una criticità “sistemica” e non di un tragico episodio isolato legato alla fatalità.
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Sotto la lente i protocolli di sicurezza
L’attenzione dei pubblici ministeri si sta concentrando sulla gestione della vulnerabilità dei piccoli pazienti. La relazione regionale analizza minuziosamente ogni passaggio: dal momento del prelievo a Bolzano fino all’arrivo a Napoli. Se venisse confermato che l’uso del Paragonix avrebbe salvato l’integrità del cuore, la posizione dei medici e dei responsabili del dipartimento potrebbe aggravarsi sensibilmente sotto il profilo della responsabilità colposa.
L’intera comunità scientifica e l’opinione pubblica seguono con il fiato sospeso l’evoluzione di una vicenda che scuote uno dei pilastri della sanità meridionale. Se da un lato il Monaldi resta un centro di riferimento per la trapiantologia, dall’altro l’inchiesta sembra evidenziare un paradosso tipico di certe strutture: l’acquisto di tecnologie d’avanguardia che restano però “invisibili” a chi dovrebbe utilizzarle per salvare vite umane.
