Una tragedia che si tinge di contorni sempre più grotteschi e inaccettabili. Mentre la città piange la scomparsa del piccolo…
TRAPIANTO AL MONALDI
27 febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI
Una relazione di 295 pagine sul cuore di Ghiaccio. Ecco le parole scritte da Oppido
Tutto inizia alle 14.30, quando il contenitore termico arriva nel blocco operatorio. «Era un blocco di ghiaccio»
Una relazione di 295 pagine, inviata dalla Regione Campania al Ministero della Salute, squarcia il velo di silenzio su quanto accaduto lo scorso venerdì nelle sale operatorie dell’ospedale Monaldi. Il racconto del cardiochirurgo Guido Oppido, che ha tentato disperatamente di salvare il piccolo Domenico, restituisce l’immagine di un incubo procedurale e tecnico: un cuore nuovo, l’unica speranza di vita per il bambino, è arrivato a destinazione trasformato in un blocco di ghiaccio inestricabile.
L’incubo nel contenitore termico: “Cuore inglobato nel ghiaccio”
Tutto inizia alle 14.30, quando il contenitore termico proveniente da Bolzano fa il suo ingresso nel blocco operatorio di Napoli. All’interno dovrebbe esserci l’organo espiantato poche ore prima dall’equipe partita dal capoluogo campano. Ma al momento dell’apertura, lo scenario è drammatico. «Risultava impossibile estrarre il secchiello contenente il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio», scrive il professor Oppido nella sua relazione.
Il motivo del disastro è tecnico: per il trasporto non era stato utilizzato ghiaccio convenzionale, bensì ghiaccio secco (anidride carbonica allo stato solido che raggiunge i -78,5°C), un materiale refrigerante non standard per il trasporto di organi umani, che richiedono temperature costanti ma mai inferiori allo zero per evitare il congelamento dei tessuti.
Il cardiochirurgo riferisce che sono stati necessari circa 20 minuti supplementari e l’utilizzo di «ingente quantitativo di acqua» per ottenere uno scongelamento parziale che permettesse almeno di rimuovere il secchiello dal frigo. Anche una volta estratto, liberare l’organo dai tre sacchetti sterili che lo avvolgevano è stato «estremamente difficoltoso e prolungato».
La scelta disperata: cardiectomia avviata senza certezze
Mentre nel contenitore termico si combatteva contro il ghiaccio, il chirurgo aveva già iniziato le manovre di isolamento dei vasi sul piccolo Domenico. L’equipe di espianto da Bolzano aveva comunicato che tutto fosse avvenuto senza complicanze. Confidando nella conformità dell’organo, i medici hanno proceduto alla cardiectomia: la rimozione del cuore malato del bambino, una fase irreversibile che richiede circa 15 minuti.
Tuttavia, la piena consapevolezza delle criticità è arrivata solo a cardiectomia completata. Senza più un cuore nel petto del paziente e con l’organo del donatore gravemente sospettato di danni da congelamento, Oppido si è trovato davanti a un bivio atroce. «In assenza di alternative – scrive il medico – si decideva di procedere ugualmente e con la massima rapidità all’impianto». Una corsa contro il tempo che, purtroppo, non è bastata a contrastare l’irreparabilità del danno subito dal muscolo cardiaco durante il trasporto.
Il fallimento del sistema: mancate checklist e ruoli indefiniti
Oltre all’errore materiale del refrigerante, la relazione inviata a Roma mette sotto accusa l’intera gestione della sicurezza in sala operatoria. Secondo il documento, nella fase più delicata del processo è mancata una comunicazione «strutturata, tempestiva e inequivocabile» tra chi stava verificando l’idoneità dell’organo appena arrivato e il chirurgo responsabile dell’impianto.
Ma il punto focale del fallimento risiede nell’assenza di una «barriera procedurale di sicurezza». In sala operatoria al Monaldi non sarebbe stata utilizzata una checklist di verifica formalizzata con ruoli e responsabilità definiti. Se tale procedura fosse stata attiva, l’inizio della rimozione del cuore di Domenico sarebbe stato subordinato alla «verifica oggettiva, condivisa e documentata» che il nuovo organo fosse sano e pronto all’uso. Invece, l’intervento è proseguito al buio, portando alla tragedia che oggi scuote la sanità italiana.
L’intera documentazione è ora al vaglio degli ispettori del Ministero della Salute, chiamati a determinare le responsabilità di una catena di errori che ha trasformato un viaggio della speranza in una condanna senza appello.


