Morte di Domenico, un perito della procura è stato co-autore di una pubblicazione con uno dei medici indagati
TRAPIANTO AL MONALDI
28 febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI

Morte di Domenico, un perito della procura è stato co-autore di una pubblicazione con uno dei medici indagati

La famiglia del piccolo di Nola intenzionata a ricusare uno dei periti
Andrea Ripa

Si accende il confronto sull’inchiesta relativa alla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto il 21 febbraio dopo un intervento di trapianto di cuore non riuscito. Al centro della polemica, questa volta, c’è la composizione del collegio dei periti incaricati nell’incidente probatorio disposto dal gip di Napoli. La famiglia del bambino, attraverso il proprio legale Francesco Petruzzi, ha annunciato l’intenzione di presentare un’istanza di ricusazione nei confronti del cardiochirurgo Mauro Rinaldi, professore ordinario di cardiochirurgia all’Università di Torino, nominato tra gli esperti chiamati a eseguire la perizia. Secondo la difesa, emergerebbe infatti un possibile elemento di incompatibilità legato ai rapporti scientifici del professionista.

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Da alcune verifiche effettuate sul web – spiega l’avvocato – risulterebbe che Rinaldi sia coautore di una pubblicazione scientifica insieme a uno dei medici attualmente indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del piccolo. Un elemento che, secondo i legali della famiglia, potrebbe compromettere le necessarie garanzie di imparzialità richieste in un accertamento tecnico così delicato. «Riteniamo che sussista un difetto delle garanzie di imparzialità necessario all’espletamento dell’incarico peritale», ha dichiarato Petruzzi, annunciando la formalizzazione dell’istanza.

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La questione riguarda uno dei passaggi chiave dell’indagine: l’incidente probatorio, che servirà a cristallizzare le valutazioni medico-legali sulle cause del decesso e sull’esito dell’intervento chirurgico. Proprio per la rilevanza processuale di questa fase, la difesa punta a ottenere la sostituzione del perito contestato.

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Oltre alla collaborazione scientifica con uno dei medici indagati, l’avvocato sostiene che il cardiochirurgo avrebbe espresso pubblicamente, prima dell’incarico, alcune valutazioni sui fatti oggetto dell’accertamento. Circostanza che, se confermata, potrebbe rafforzare le ragioni della richiesta di ricusazione. Sarà ora il giudice a valutare l’istanza e stabilire se la nomina del professionista garantisca o meno i requisiti di terzietà richiesti. Nel frattempo l’inchiesta della procura di Napoli prosegue, mentre la famiglia del piccolo attende di fare piena luce su quanto accaduto durante il delicato intervento di trapianto.