Torre del Greco, gli sprechi della casta spaccano il Comune: volano gli stracci tra i consiglieri
Torre del Greco. Mille euro al giorno per i gettoni garantiti dai «bancomat» delle commissioni, ma zero sedute del consiglio comunale negli ultimi due mesi e mezzo. È il (caro) paradosso della casta di palazzo Baronale, dove gli esponenti di maggioranza e opposizione sono quotidianamente impegnati a raggranellare presenze (e soldi pubblici) per la partecipazione alle riunioni degli organismi politici mentre il confronto su argomenti di interessi collettivo – in teoria, la vera «mission» dell’amministrazione comunale – sembra essere completamente sparito dai radar del municipio. Con buona pace del «lavoro» portato avanti dai rappresentanti della casta all’interno delle commissioni consiliari finite nuovamente nel mirino del segretario generale Domenico Gelormini. L’ennesimo affondo capace di fare salire la tensione in municipio, dove iniziano a volare gli stracci tra i consiglieri comunali.
LA NOTA DEL SEGRETARIO GENERALE: nota segretario generale
IL CONSIGLIO COMUNALE «FREEZATO» DA DICEMBRE
L’ultima (fugace e ininfluente) apparizione in consiglio comunale risale a metà gennaio, Quando la maggioranza guidata dal sindaco Luigi Mennella – attraverso una pregiudiziale proposta, a inizio seduta da Domenico Maida, fedelissimo e «portavoce politico» del primo cittadino – smorzò sul nascere il tentativo dell’opposizione di affrontare pubblicamente lo stallo del settore urbanistica, falcidiato dall’inchiesta costata l’interdizione dai pubblici uffici alla dirigente Maria Gabriella Camera e l’iscrizione nel registro degli indagati (con successive dimissioni) all’assessore Francesco Leone: dieci minuti di scontro in aula – al costo di 32,50 euro a consigliere comunale, a cui aggiungere le spese per l’organizzazione della seduta – e poi discussione «freezata» a colpi di maggioranza. Per ritrovare una vera riunione dell’assise, bisogna tornare indietro fino al 2025 – precisamente fino al 18 dicembre – quando, alla vigilia delle festività natalizie, l’amministrazione comunale approvò con largo anticipo il bilancio di previsione per il 2026: sembrava l’inizio del rilancio politico-amministrativo, ma – al contrario – si è rivelato il «tappo» di ogni iniziativa. Da allora, la casta è costata complessivamente circa 75.000 euro mentre i lavori del consiglio comunale si sono letteralmente fermati.

IL BAVAGLIO ALL’OPPOSIZIONE
Dietro il prolungato (e, per certi versi, surreale) silenzio del consiglio comunale non ci sarebbe solo la mancanza di atti promossi dall’esecutivo targato Luigi Mennella bensì anche la volontà della squadra di governo cittadino a trazione Pd-M5S di imbavagliare l’opposizione di palazzo Baronale, lasciando «decantare» le questioni-bollenti finite al centro di apposite interrogazioni consiliari: a partire dal «balletto delle aule» tra gli istituti comprensivi Mazza-Colamarino e De Nicola-Sasso fino al cantiere-lumaca di via Litoranea, passando per i disagi e le anomalie rilevate nel subappalto dei servizi di igiene urbana. Tutti nodi da affrontare durante i «question time» previsti all’inizio di ogni seduta dell’assise cittadine e deliberatamente rinviati a data da destinarsi. Intanto – come recita un antico proverbio napoletano- «’a nave cammin e ‘a fava se coce». Ma a banchettare, per ora, restano solo i consiglieri comunali.

L’AFFONDO DEL CAPOGRUPPO DEL M5S
In un clima già infuocato, il capogruppo del M5S in consiglio comunale ha rilanciato la proposta per il taglio dei gettoni. Il cuore del problema – secondo Mirko Gallo – resterebbe l’impianto stesso del «sistema-commissioni». La doppia convocazione – prima e seconda seduta – si è trasformata in un meccanismo che, nei fatti, consente di convocare riunioni destinate a saltare in prima chiamata per mancanza del numero legale, con il risultato di moltiplicare passaggi formali e giustificazioni di assenza dal lavoro. In parallelo, la possibilità di concentrare più commissioni nella stessa giornata consente di cumulare gettoni – in base al cosiddetto «bonus-Frulio» introdotto nel 2019 – facendo schizzare il costo mensile per la casta a oltre i 30.000 euro. La proposta dei pentastellati è lineare: eliminare la distinzione tra prima e seconda convocazione e fissare un unico orario certo per ciascuna commissione, nella fascia in cui la presenza è statisticamente più alta. Una sola chiamata, in un intervallo definito. Meno sedute fantasma, meno margini per convocazioni «di copertura».

I PRIMI TAGLI AI CALENDARI DELLE COMMISSIONI
Nel clima di terrore generato dalla quarta nota del segretario generale, alcuni presidenti di commissione – a partire da Salvatore Romano del Pd e Felice Gaglione della civica Mennella Sindaco – hanno annunciato la volontà di rimodulare orari e calendari dei propri organismi consiliari, in modo da venire incontro alle richieste del responsabile della trasparenza e dell’anti-corruzione.

LA RIVOLTA DELLA PASIONARIA
Immediata la presa di posizione di alcuni esponenti di maggioranza e opposizione: «Solo nel Comune di Torre del Greco si assiste a un clima di sistematica delegittimazione delle commissioni consiliari permanenti, trattate come un problema anziché come uno strumento fondamentale di democrazia e controllo politico-amministrativo – la netta presa di posizione della «pasionaria» Carmela Pomposo, eletta nella coalizione guidata da Ciro Borriello -. È francamente inaccettabile che alcuni colleghi, con superficialità o comodo opportunismo, individuino nei rimborsi la presunta causa del “malessere” del segretario generale, puntando il dito contro consiglieri comunali che esercitano un diritto pienamente legittimo e previsto dalla normativa per svolgere il proprio mandato». Una difesa d’ufficio, prima di puntare l’indice contro un «malcostume» utilizzato prevalentemente dai gruppi composti da un numero «consistente» di rappresentanti: il Pd e proprio la lista civica Mennella Sindaco. «La realtà, per chi vuole leggerla senza paraocchi, è ben diversa – sottolinea l’esponente dell’opposizione – Dalle note e dalle determinazioni assunte emerge chiaramente che la questione centrale riguarda l’uso delle deleghe, rese necessarie dal divieto di presenza di più consiglieri comunali dello stesso gruppo all’interno delle commissioni. Deleghe che non sono un abuso, ma una conseguenza diretta dell’attuale assetto politico e regolamentare. È quindi del tutto evidente che deleghe e rimborsi sono due facce della stessa medaglia: strumenti legittimi, entrambi previsti, entrambi indispensabili per garantire il funzionamento delle Commissioni. Criminalizzarne uno solo significa costruire un capro espiatorio, evitando accuratamente di affrontare il vero nodo politico della questione. Il problema reale è la volontà di ridurre, limitare o svuotare l’attività delle commissioni, comprimendo tempi, ore e possibilità di confronto. Un’impostazione che mortifica il ruolo dei consiglieri comunali, indebolisce il consiglio comunale e altera l’equilibrio tra organi politici e struttura amministrativa».

LA CHAT DI FUOCO DEI POLITICI
L’affondo di Carmela Pomposo ha inevitabilmente acceso una vibrante discussione all’interno della chat di gruppo riservata alle «comunicazione ai consiglieri comunali». E mentre qualcuno prova a gettare acqua sul fuoco, sottolineando come – norme alla mano – possono essere rilevati profili di «scarsa etica» e non sicuramente di «illegittimità», Luigi Mele attacca frontalmente «le “mummie” appartenenti a due gruppi specifici che hanno anche gli assessori e che non portano alcun contributo alla città. Veramente vengono a prendere solo i gettoni e gli assessori solo lo stipendio». Insomma, un clima da tutti contro tutti nel silenzio assordante del sindaco e del presidente del consiglio comunale.

