La casta degli sprechi a Torre del Greco, dissing di Frulio al M5S: «Solo falsi proclami»
CRONACA
1 marzo 2026

La casta degli sprechi a Torre del Greco, dissing di Frulio al M5S: «Solo falsi proclami»

Il capo dell'assise si scaglia contro Mirko Gallo dopo la crociata per i tagli alla casta
Alberto Dortucci

Torre del Greco. In comune il capogruppo del M5S Mirko Gallo e il presidente del consiglio comunale Gaetano Frulio hanno solo un maglioncino vintage color vinaccia e l’ossequiosa fedeltà al sindaco Luigi Mennella. Per il resto, sono (per fortuna di almeno uno dei due) quanto più distante – politicamente parlando – possibile. E l’ultima riprova si è avuta in occasione dell’ennesimo scontro sugli sprechi della casta innescato dalla nuova nota d’allarme firmata dal segretario generale Domenico Gelormini, responsabile della trasparenza e dell’anticorruzione a palazzo Baronale. Mentre il capogruppo del M5S si affannava a ricordare – attraverso comunicati ufficiali e post sulle pagine social del Movimento – il proprio impegno per tagliare le spese per le commissioni consiliari, il capo dell’assise si lasciava andare a uno stucchevole sfogo social contro l’alleato di governo cittadino. Nel video pubblicato sulla propria pagina Facebook, il presidente del consiglio comunale Gaetano Frulio sceglie il registro diretto – un vero e proprio “dissing” politico – per smontare pezzo dopo pezzo la narrazione grillina. Capelli arruffati come dopo una notte insonne, sguardo in camera e una tesi precisa: «Contrariamente a quanto riportato, non esiste agli atti della presidenza del consiglio comunale alcuna proposta formale a firma del consigliere Mirko Gallo per la riduzione o l’abolizione dei gettoni di presenza». Tradotto: tante parole, zero carte protocollate. In pieno stile grillino, insomma. Un affondo che punta dritto al cuore della battaglia rilanciata nei giorni scorsi dal capogruppo pentastellato Mirko Gallo, tornato a invocare modifiche strutturali al regolamento per tagliare costi e «sedute fantasma» delle commissioni consiliari. Ma per Gaetano Frulio la politica «si fa nelle sedi istituzionali con atti concreti, non con i proclami sui giornali». Se davvero il M5S avesse voluto cambiare le regole del gioco, insiste il capo dell’assise, avrebbe presentato una proposta di delibera. «Non l’ha fatto».

L’accusa che brucia

Non solo. Nel suo intervento social, il delfino numero uno del sindaco – imposto dal primo cittadino come presidente del consiglio comunale nonostante il precedente incarico con Giovanni Palomba – alza ulteriormente il tiro e mette in discussione la coerenza dell’alleato. «È singolare che la battaglia contro i gettoni venga cavalcata da chi, dati alla mano, risulta essere tra i consiglieri comunali che ne collezionano il maggior numero». Una stoccata che ribalta la narrazione anti-casta e sposta il dibattito dal piano delle regole – evidentemente scivoloso per il regista dell’introduzione del cumulo di gettoni – a quello dei comportamenti individuali. Il riferimento è al sistema delle commissioni consiliari, finito sotto la lente dopo l’allarme sui costi complessivi – circa mezzo milione di euro tra indennità, rimborsi e compensi – lanciato dal segretario generale Domenico Gelormini. Sistema che, secondo il M5S, favorirebbe una moltiplicazione delle sedute e dei gettoni. Sistema che – secondo Gaetano Frulio, in linea con la tesi portata avanti da anni da Metropolis Quotidiano – va, invece, ripensato in modo più radicale e meno demagogico.

Indennità fissa contro la corsa ai gettoni

È qui che il presidente del consiglio comunale prova a cambiare paradigma. La sua proposta non è l’abolizione secca dei gettoni, ma l’introduzione di un’indennità fissa dignitosa per i consiglieri, sganciata dalla presenza alle commissioni. Una visione che avrebbe un doppio effetto: eliminare la corsa alle riunioni «per fare numero» e garantire ai consiglieri indipendenza e professionalità, senza l’assillo di dover timbrare il cartellino politico per vedersi riconosciuto il lavoro svolto. Ciò che il capo dell’assise dimentica è che questo impegno era stato assunto proprio da lui nella seconda parte del mandato di Giovanni Palomba. Un impegno poi, evidentemente, dimenticato e «sacrificato» sull’altare degli «equilibri politici».

La crepa nella maggioranza

Lo scontro, al di là dei tecnicismi, ha un peso tutto politico. Perché avviene dentro la stessa maggioranza guidata dal sindaco Luigi Mennella, e perché certifica una frattura sempre più evidente tra il M5S e il vertice dell’assise cittadina. Da una parte la linea del rigore sbandierata nei comunicati; dall’altra la richiesta di atti formali e coerenza nei comportamenti. Il risultato è un cortocircuito pubblico che indebolisce entrambi. Il M5S rischia di apparire prigioniero dei propri slogan, incapace di tradurre la denuncia in delibere concrete. Il capo dell’assise, dal canto suo, si espone all’accusa di voler difendere un sistema che continua a generare costi elevati, anche se propone di riscriverne le regole.

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