Torre del Greco, la casta senza freni: gli sprechi aumentati del 40% in sette anni | ECCO LE CIFRE
CRONACA
1 marzo 2026

Torre del Greco, la casta senza freni: gli sprechi aumentati del 40% in sette anni | ECCO LE CIFRE

Dopo il bonus-Frulio è scattata l’inflazione del gettone dei politici. Nel 2018 spesa annuale di 135.000 €, nel 2025 circa 400.000 €
Alberto Dortucci

Torre del Greco. Un aumento di circa il 40% in soli sette anni. All’ombra del Vesuvio esiste un’inflazione che non conosce la parola crisi, non teme rialzi dei tassi e non subisce tagli. È l’inflazione del gettone. A Torre del Greco corre più del carrello della spesa e a una velocità decisamente superiore agli stipendi dei «comuni» cittadini.

Nel 2018, quando le partecipazioni alle riunioni delle commissioni consiliari non potevano ancora moltiplicarsi come pani e pesci nella stessa giornata, il costo medio mensile della casta di palazzo Baronale si aggirava intorno agli 11.000 euro. Tradotto: circa 135.000 euro l’anno.

Poi è arrivato il 2019, l’anno zero del «cumulo creativo». Con una modifica al regolamento comunale promossa dall’attuale presidente del consiglio comunale Gaetano Frulio venne approvato dall’assise (dagli stessi beneficiari del «cambiamento») quello che a palazzo Baronale è stato ribattezzato il bonus-Frulio: fino a quattro gettoni nella stessa giornata, quattro firme, quattro presenze, quattro indennità.

Un moltiplicatore politico-finanziario capace di cambiare radicalmente la traiettoria della spesa pubblica per la casta.

Da allora la curva ha iniziato a salire con costanza olimpica. Non un exploit isolato, ma una progressione metodica come raccontato durante gli anni da Metropolis Quotidiano: prima 20.000 euro, poi 25.000, poi 28.000. Fino a sfondare stabilmente nel 2025 – fatta eccezione per febbraio e agosto – il muro dei 30.000 euro al mese. Oggi il conto annuale sfiora i 400.000 euro.

Altro che rincari dell’energia: qui la «bolletta dei gettoni» si è più che triplicata in sette anni. Così mentre per i «semplici» cittadini l’inflazione è una tassa occulta, per i consiglieri comunali si è trasformata in una vera e propria «rendita».  E non è finita. Perché mentre le commissioni consiliari si riuniscono – in sedute descritte dallo stesso segretario generale Domenico Gelormini come rapide e interlocutorie, quando non addirittura (nel 40% dei casi) deserte – la spesa cresce in silenzio, goccia dopo goccia, firma dopo firma.

Il meccanismo è semplice: più commissioni nello stesso giorno, più gettoni; più gettoni, più liquidazioni. È «la somma che fa il totale», come direbbe Totò.

E il totale oggi pesa come un macigno sui conti dell’ente di largo Plebiscito. A rendere il quadro ancora più significativo c’è l’altro capitolo, quello del vertice dell’assise. Il costo del presidente del consiglio comunale – occupato da cinque anni da Gaetano Frulio – è aumentato di circa il 50% rispetto al passato. Anche questa scelta – come documentato sempre da Metropolis Quotidiano – risale alla precedente amministrazione comunale guidata dall’ex sindaco Giovanni Palomba.

Un doppio ritocco – gettoni e presidenza – capace di fare lievitare la spesa complessiva per la casta di circa il 40%. Nel 2018 si parlava di 135.000 euro l’anno, oggi si viaggia verso quota 400.000 euro all’anno. Non è solo una differenza (seppure enorme) economica: è un cambio di paradigma. Da organi consultivi a bancomat istituzionale il passo è stato breve. E tutto regolarmente previsto dal regolamento comunale.

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