Gleijeses porta in scena la Napoli dolente di Viviani
Quando il teatro di Raffaele Viviani torna sul palcoscenico, riemerge un mondo fatto di vicoli, povertà, gelosie e sentimenti portati all’estremo. Con Napoli Nobilissima, in scena al Teatro Greco fino all’8 marzo, Geppy Gleijeses rende omaggio per la terza volta a questo grande autore, proponendo due atti unici: La musica dei ciechi e Don Giacinto.
Viviani è stato un autore importante ma poco frequentato. La sua lingua, un napoletano popolare e diretto, è meno “addolcito” rispetto a quello di altri grandi del teatro partenopeo, e le sue storie non offrono consolazioni facili. Raccontano la fatica di vivere e lasciano nello spettatore un senso di amarezza, ma anche di profonda verità.
La musica dei ciechi è forse il momento più toccante della serata. In uno spiazzo spoglio, un piccolo gruppo di musicisti ciechi suona per vivere, guidato da un capobanda che raccoglie le elemosine. Basta però un sospetto, insinuato da un estraneo, per spezzare l’equilibrio fragile del gruppo: nascono accuse, si accendono gelosie, si incrinano le solidarietà. Al centro c’è Ferdinando, contrabbassista cieco, tormentato dall’idea che la moglie Nannina possa tradirlo. La donna, con dolcezza e dolore, gli confessa: «Se mi vedessi staresti tranquillo». È una frase semplice, ma racchiude tutta la loro fragilità.
Alla fine, tra delusioni e necessità, la vita riprende come prima, e i due si allontanano insieme sotto un cielo stellato.
Più vivace e corale è Don Giacinto, ambientato nei vicoli popolari. Qui la scena è animata da carrettieri, venditori, donne e ragazzi che si divertono a prendere in giro un anziano signore decaduto. Ma anche lui non è innocente, è duro e pungente con chi gli sta intorno. Tra scherzi crudeli, gelosie e piccoli drammi quotidiani, emerge un ritratto realistico e pieno di energia della vita di quartiere, dove alla cattiveria si mescola, nel finale, un inatteso senso di solidarietà.
Gleijeses interpreta entrambi i lavori con intensità, mettendo in luce sia la sofferenza sia l’ironia amara dei personaggi. Accanto a lui, un cast affiatato e convincente contribuisce a restituire tutta l’umanità di Viviani.
Ne nasce uno spettacolo che non cerca effetti facili, ma punta alla verità dei sentimenti. E proprio per questo riesce ancora oggi a parlare con forza al pubblico.

