Lukaku torna al gol dopo 281 giorni, gioia e lacrime
SERIE A
2 marzo 2026
SERIE A

Lukaku torna al gol dopo 281 giorni, gioia e lacrime

L’attaccante si è sbloccato dopo il lungo calvario per l’infortunio «Perdere mio padre è stato duro. Gioco per i figli e per Napoli»
Michele Imparato

Il calcio, a volte, smette di essere solo un gioco di schemi e numeri per diventare una parabola di resilienza umana. L’ultima giornata di serie A ha consegnato agli archivi non solo una vittoria vitale per il Napoli di Antonio Conte, ma soprattutto la rinascita di un uomo che, negli ultimi mesi, aveva smarrito la via del gol e la serenità dell’anima. Romelu Lukaku è tornato, e lo ha fatto nel modo più rumoroso e catartico possibile: un gol allo scadere che ha mandato al tappeto un ostico Verona. La sfida contro gli scaligeri si era trasformata in un labirinto tattico pericoloso. Nonostante il vantaggio lampo siglato da Rasmus Hojlund — che sta confermando un’intesa sempre più interessante con i meccanismi di Conte — il Napoli non era riuscito a chiudere i conti. Nella ripresa, la beffa: il pareggio di Akpa-Akpro aveva gelato lo stadio, facendo riaffiorare i fantasmi di una stagione fin qui zoppicante per i campioni in carica. Con l’orologio che correva inesorabile verso il novantesimo, Antonio Conte ha giocato la sua carta più pesante, nonostante i dubbi della vigilia. Lukaku, reduce da un calvario di infortuni e con uno score di zero gol in appena tre presenze, è entrato in campo con la fame di chi deve riprendersi tutto. All’ultimo respiro, la zampata: un gol che interrompe un digiuno durato 281 giorni e regala tre punti d’oro per la rincorsa Champions.

Oltre il campo: il dramma personale di Romelu

Ma dietro quel pallone gonfiato in rete c’è molto di più di un semplice dato statistico. Al fischio finale, le telecamere di Dazn non hanno inquadrato il solito gigante esultante, ma un uomo nudo nelle sue fragilità. Le lacrime di Lukaku sono il racconto di un inverno durissimo, segnato dalla scomparsa improvvisa del padre lo scorso settembre. Un lutto che ha pesato sulle gambe e sulla mente più di qualsiasi problema muscolare. “Prima di arrivare qui ero morto”, ha confessato Romelu con la voce rotta dall’emozione. “Il calcio mi ha dato tanto, ma perdere mio padre è stato un colpo durissimo. Gioco per i miei figli, per i miei fratelli e per questa città che mi ha rianimato”. Queste parole non sono solo uno sfogo, ma una dichiarazione d’amore verso una piazza, Napoli, che lo ha protetto nel momento di massima vulnerabilità, aspettandolo senza mai smettere di credere nel suo valore.

Nuove gerarchie: il tandem Hojlund-Lukaku

Dal punto di vista tattico, la vittoria contro il Verona offre a Conte uno spunto fondamentale per il finale di stagione. La convivenza tra Hojlund e Lukaku, inizialmente vista come un’alternativa d’emergenza, ha mostrato sprazzi di potenza pura. La capacità del belga di ripulire i palloni e la velocità d’inserimento del danese potrebbero diventare l’arma totale per scardinare le difese più chiuse.