Il cuore pulsante di «Tic 120362137». Il quartetto di stelle più compatto dell’universo
Mentre i nostri occhi sono spesso rivolti alle dinamiche terrene, l’Universo continua a regalarci scenari che sfidano le leggi della statistica e della fisica celeste. L’ultima frontiera dell’astrofisica, svelata oggi attraverso uno studio internazionale che ha visto collaborare l’Università di Szeged, l’Accademia Cinese delle Scienze e il prestigioso Harvard & Smithsonian, ci porta a conoscere TIC 120362137. Non è solo una sigla alfanumerica in un database, ma il quartetto di stelle più compatto che sia mai stato catturato dall’occhio tecnologico dell’uomo. La portata della scoperta è tale da meritare la copertina di Nature Communications, poiché offre una finestra senza precedenti sulla comprensione di come sistemi stellari multipli possano formarsi e, soprattutto, sopravvivere in spazi incredibilmente ristretti.
Per comprendere la natura monumentale di questa scoperta, bisogna ricorrere a un paragone con il nostro sistema solare. L’intero quartetto, con le sue danze gravitazionali intrecciate, riuscirebbe a entrare comodamente entro l’area delimitata dall’orbita di Giove. Ma la vera sorpresa risiede nel “cuore” di questo sistema: tre delle quattro stelle sono racchiuse in un perimetro ancora più piccolo, paragonabile alla stretta orbita che Mercurio percorre attorno al Sole. Immaginate tre soli, più massicci e caldi del nostro, che si rincorrono in un fazzoletto di spazio cosmico, mentre un quarto astro, più simile per dimensioni e temperatura alla nostra stella, orbita silenziosamente attorno a questo nucleo frenetico.
Riuscire a isolare e misurare i movimenti di un sistema così complesso è stata un’impresa titanica. Il gruppo di ricerca, guidato dall’astronomo Tamás Borkovits, ha dovuto incrociare i dati del telescopio spaziale TESS della NASA – il “cacciatore di pianeti” – con le osservazioni condotte dai più potenti osservatori terrestri. La sfida non è solo ottica, ma matematica: calcolare le interazioni gravitazionali di quattro corpi così vicini significa risolvere equazioni di una complessità estrema, dove ogni stella influenza costantemente la traiettoria delle altre, mantenendo un equilibrio che appare miracoloso.
TIC 120362137 non è solo un’anomalia statistica, ma un laboratorio naturale per testare le teorie sull’evoluzione stellare. Le tre stelle interne, essendo più grandi e calde del Sole, bruciano il loro combustibile con una velocità maggiore, mentre la quarta stella osserva questo processo da una distanza relativa. Grazie a sofisticate simulazioni al computer, gli scienziati sono riusciti a guardare oltre il presente, tracciando il destino ultimo di questo quartetto. La prognosi parla di una stabilità temporanea: tra circa 9 miliardi di anni, le distanze si accorceranno ulteriormente e le forze di marea prenderanno il sopravvento. Gli astri finiranno per fondersi in un abbraccio cataclismatico che ridurrà la complessità del quartetto a un ben più semplice duo di nane bianche.
Questa scoperta ci ricorda quanto sia vario e sorprendente il catalogo del cosmo. Mentre noi siamo abituati alla solitudine del nostro Sole, la maggior parte delle stelle nell’Universo vive in sistemi binari o multipli. Ma TIC 120362137 sposta l’asticella del possibile: è un monumento alla forza di gravità, una struttura che sfida il caos e che ci racconta di un tempo profondo in cui la materia si organizza in forme di bellezza geometrica.

