Carburanti, Codacons: ondata di rincari per listini alla pompa su tutta la rete Carburanti
L’indignazione del Codacons
Si supera la soglia dei 2,5 euro al litro per il gasolio alla pompa in modalità servito. Lasciano di stucco i nuovi dati pubblicati oggi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) sull’apposito Osservatorio carburanti. «L’ondata di rincari dei listini alla pompa come conseguenza dell’impennata del petrolio sta interessando tutta la rete stradale, ma nei distributori ubicati in autostrada si registrano picchi di prezzo elevatissimi» denuncia il Codacons.
Sulla A1 Milano-Napoli il gasolio è arrivato a costare 2,449 euro al litro, mentre la benzina supera la soglia dei 2,3 euro al litro in diversi distributori. «Livelli che non si vedevano da tempo ed una crescita che desta forti preoccupazioni perché, come sanno bene gli automobilisti, ad un repentino incremento dei prezzi alla pompa non corrisponde mai un altrettanta veloce diminuzione in caso di deprezzamento del petrolio» ha continuato a spiegare il Codacons.
Struttura fiscale italiana
I rincari denunciati dal Codacons non sono ancora dovuti agli effetti della guerra tra Iran e Stati Uniti. In Italia, oltre al costo industriale, sul prezzo della benzina pesano, per circa il 50% sul prezzo finale, l’IVA al 22%, ma soprattutto le accise, ovvero le imposte fisse per litro. In Italia le accise sono storicamente elevate e stratificate nel tempo ed è per questo che il prezzo finale è più sensibile alle oscillazioni del petrolio.
Il prezzo del gasolio non colpisce solo chi viaggia in auto, minacciando un aumento delle spese nelle imminenti festività pasquali. In Italia, circa l’85% delle merci viaggia su gomma. Un rincaro così drastico del carburante si traduce immediatamente in un rincaro dei prezzi dei beni di prima necessità (latte, pane, frutta) sugli scaffali dei supermercati. Questo trasforma il problema energetico in una vera e propria emergenza inflazione.
Cosa ci aspetta
Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran lasciano intendere che i rincari non si fermeranno qui. Quando c’è instabilità in Medio Oriente, i mercati reagiscono repentinamente. A preoccupare di più c’è il blocco dello Stretto di Hormuz, una delle rotte di navigazione più importanti del mondo da cui si stima transiti un barile di petrolio su cinque (il 20% del petrolio mondiale), che si stima farà impennare i costi del greggio.A peggiorare lo scenario, lunedì un’importante raffineria del paese ha annunciato la chiusura in seguito agli attacchi, ma non è l’unica sospensione delle attività in giacimenti di petrolio e gas nella regione: Qatar Lng, l’azienda statale maggior esportatore di gas naturale liquefatto nel mondo, ha dichiarato lunedì di aver interrotto la produzione sempre a causa dei raid dei droni. La scarsità di impianti attivi provocherà un aumento della domanda e di conseguenza uno smisurato rialzo dei prezzi del gas in Europa.

