Il respiro di Napoli a Sanremo: Sal Da Vinci re in un teatro Ariston che non è stato mai così verace
Quando Carlo Conti ha pronunciato il nome di Sal Da Vinci, ha ratificato un sentimento popolare che da giorni premeva…
Un commento al vetriolo destinato a far discutere a lungo quello di Aldo Cazzullo. Il vicedirettore del Corriere della Sera, attraverso la sua rubrica delle lettere, ha stroncato senza appello “Per sempre sì”, il brano con cui Sal Da Vinci ha trionfato all’ultima edizione del Festival di Sanremo. Parole durissime che hanno immediatamente incendiato il dibattito sui social network e nelle emittenti radiofoniche, in particolare in Campania.
Il respiro di Napoli a Sanremo: Sal Da Vinci re in un teatro Ariston che non è stato mai così verace
Quando Carlo Conti ha pronunciato il nome di Sal Da Vinci, ha ratificato un sentimento popolare che da giorni premeva…
L’attacco: «Colonna sonora per la malavita»
Rispondendo a un lettore che chiedeva spiegazioni sulla sua avversità verso il brano, Cazzullo non ha usato giri di parole, definendo la composizione «la più brutta della storia del Festival». Il giornalista ha operato un confronto con il passato, citando l’iconica “Nel blu dipinto di blu” di Modugno come esempio di eccellenza popolare, per poi affondare il colpo sul presente: «”Per sempre sì” potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone; che però le scrive per burla, per fare il verso a un certo Sud più melenso che melodico».
Cazzullo ha poi allargato la riflessione a una critica sociopolitica sull’Italia contemporanea: «Resta l’impressione che l’Italia dei primi anni 2000 sia un Paese in cui chiunque possa fare qualsiasi cosa: allenare la Nazionale, fare il Presidente del Consiglio o vincere il Festival di Sanremo».
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La difesa del talento meridionale
Nonostante la stroncatura a Sal Da Vinci – pur definito «una persona simpatica» – il giornalista ha tenuto a precisare che il suo giudizio non è un attacco al Mezzogiorno in quanto tale, citando come esempi positivi e «interessanti» altri artisti del Sud presenti alla kermesse, quali Samurai Jay e Serena Brancale.
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La reazione della rete e di Napoli
Le dichiarazioni non sono passate inosservate. Se da un lato c’è chi difende il diritto di critica musicale, dall’altro la reazione dei fan e di molti cittadini napoletani è stata veemente. Sui social l’accostamento tra la melodia di Sal Da Vinci e l’immaginario legato alla camorra è stato percepito come un insulto gratuito e un pregiudizio geografico. Diversi utenti hanno rinfacciato a Cazzullo le sue origini piemontesi, leggendo nelle sue parole un atteggiamento di superiorità verso la cultura melodica partenopea.
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La polemica scoppia in un momento significativo per l’artista: il prossimo 11 marzo, infatti, Sal Da Vinci è atteso a Palazzo San Giacomo, dove riceverà dal sindaco Gaetano Manfredi la medaglia della città di Napoli come riconoscimento per il suo successo e per il legame con il territorio. Un appuntamento che, dopo le parole di Cazzullo, assume ora il sapore di una difesa d’ufficio dell’identità culturale cittadina.