Patto tra i clan per la droga, condanne bis per i sodali del ras
CRIMINALITA' ORGANIZZATA
4 marzo 2026
CRIMINALITA' ORGANIZZATA

Patto tra i clan per la droga, condanne bis per i sodali del ras

L'accordo tra i clan di Scafati, dell'Agro e dell'area Vesuviana: nel mirino i sodali del boss Buonocore
Mario Memoli

Scafati/Agro/Vesuviani. Condanne dai due anni e due mesi (caduto l’aggravante mafioso per 3 imputati,) fino ai 15:e i 19 anni in continuazione con altre sentenze per i presunti sodali di Giuseppe Buonocore, che ha rinunciato al processo di secondo grado incassando 25 anni di pena complessiva anche per lui in continuazione. Lo hanno deciso i giudici dell’Appello del tribunale di Salerno.

 

La sentenza.

Finisce così il processo bis a carico di 12 imputati che in primo grado avevano incassato 95 anni di reclusione con contestazione di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio i cui proventi secondo l’accusa servivano per rinforzare le casse del clan Matrone il cui reggente per l’Antimafia salernitana sarebbe stato proprio il genero di Franchino Matrone ‘a belva morto lo scorso anno. . Non solo cocaina ma anche erba e hashish acquistati da uno a due euro al grammo e rivenduti sul florido mercato dello spaccio tra l’Agro nocerino (Scafati incluso) e i Vesuviani a prezzi raddoppiati con introiti di decine di migliaia di euro settimanali. Denaro che, per la Dda, con la complicità di altri sodalizi andava a rinforzare le casse dei clan in particolare quello di Matrone ‘ grazie alla figlia del defunto e al marito Buonocore.

 

Le accuse.

Erano  accusati di aver gestito un giro di spaccio di droga con profitti da migliaia di euro mensili. Capo indiscusso è stato considerato proprio Buonocore che si sarebbe avvalso della moglie per incrementare le casse dell’omonima cosca scafatese. Nel disegno dell’organo inquirente, Peppe ‘e Scafati  avrebbe approfittato di un vuoto di potere, dopo la sua scarcerazione a novembre 2016, per imporsi sul territorio scafatese così come nei comuni vicini. Per la Dda  fissava il prezzo e acquistava la droga per rivenderla a prezzo maggiorato (spesso raddoppiato) per un guadagno di migliaia di euro mensili.

 

Il lavoro investigativo.

Il lavoro investigativo si sviluppò in parallelo ad un altro filone investigativo, concentrato su una serie di estorsioni e ritorsioni contro alcuni commercianti a Scafati. E quando Buonocore non sarebbe stato presente perché raggiunto da misure cautelari a farne le veci secondo la pubblica accusa sarebbe stata la consorte a disporre acquisti e cessioni di droga anche dalla sua attività commerciale di Scafati.  Il boss era uscito  di scena rinunciando ai motivi di appello  incassando 25 anni da in continuazione con altre sentenze.