Il ricatto dell’energia e la beffa del falso: l’agroalimentare sull’orlo del baratro. Sos da Napoli
L’allarme lanciato dalla Coldiretti al Palapartenope di Napoli descrive uno scenario di guerra che rischia di devastare le tavole e i bilanci delle famiglie italiane. La minaccia di un nuovo shock energetico, innescato dal conflitto tra Usa, Israele e Iran, si abbatte su un settore già stremato da anni di rincari.
Nonostante il tempo trascorso dalla crisi ucraina, i costi di produzione restano infatti insostenibili, con i fertilizzanti che pesano il 49% in più e l’energia che ha subito un’impennata del 66%. È una morsa che strozza gli agricoltori proprio mentre si trovano a fronteggiare una minaccia altrettanto insidiosa e invisibile: l’invasione selvaggia di prodotti stranieri che, grazie a un’assurda falla normativa, vengono venduti come eccellenze del Made in Italy.
Davanti a cinquemila soci e al ministro Lollobrigida, è stato denunciato il paradosso del codice doganale europeo sull’ultima trasformazione sostanziale. Si tratta di un meccanismo che permette a materie prime scadenti di cambiare nazionalità con un semplice passaggio burocratico o una lavorazione minima. È così che petti di pollo sudamericani diventano italiani dopo essere stati solo panati, o cosce di maiale nordeuropee si trasformano in prosciutti tricolori dopo la salatura.
Lo scandalo tocca ogni comparto, dai carciofini egiziani sottolio ai succhi di frutta ottenuti da concentrati extra-UE, fino alle mozzarelle prodotte con cagliate ucraine o latte polacco e alla pasta fatta con grano canadese al glifosato. Questa pratica non è solo un affronto alla qualità, ma una vera e propria truffa legalizzata che deprime i prezzi pagati ai nostri produttori e inganna i consumatori sulla reale provenienza di ciò che mangiano.
La mobilitazione di Napoli, che segue una lunga scia di proteste in tutta la penisola, punta il dito contro il porto cittadino, diventato uno dei principali varchi di questa “italianizzazione” forzata. Le tonnellate di merci che arrivano dall’estero vengono lavorate quel tanto che basta per sfruttare l’attuale normativa comunitaria, schiacciando la competitività delle aziende agricole locali che devono invece sottostare a standard di sicurezza e qualità rigidissimi. Il rischio è che la nuova congiuntura internazionale dia il colpo di grazia a un sistema già fragile.
Senza un intervento immediato che cancelli la norma sull’ultima trasformazione e che imponga l’obbligo di etichettatura d’origine su ogni singolo prodotto alimentare in tutta Europa, il Made in Italy rischia di diventare un guscio vuoto, un marchio prestigioso usato per coprire operazioni commerciali che nulla hanno a che fare con la terra e la tradizione italiana.
La difesa della sovranità alimentare diventa quindi una battaglia di sopravvivenza economica. Il recupero di 10 miliardi della Pac ottenuto grazie alla pressione di Coldiretti e all’impegno del Governo è un passo importante, ma non basta se il mercato resta inondato da falsi che distruggono il reddito delle imprese vere.
Occorre fermare l’inganno doganale per garantire che le risorse e la fiducia dei cittadini vadano a chi produce cibo reale, sano e autenticamente italiano. Il conflitto in Medio Oriente agisce da acceleratore di una crisi che era già latente, rendendo non più rimandabile una riforma profonda che protegga il patrimonio agricolo nazionale dalle speculazioni globali e dalle ambiguità delle leggi europee.

