Terra dei Fuochi: confisca definitiva da 205 milioni per i fratelli Pellini
Il 4 marzo 2026 segna il capitolo finale di una delle vicende giudiziarie più emblematiche del contrasto alle ecomafie in Italia. Il Tribunale di Napoli, attraverso la Sezione Misure di Prevenzione presieduta da Teresa Areniello, ha disposto la confisca definitiva di beni per un valore complessivo di quasi 205 milioni di euro a carico dei fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini.
Si tratta di un provvedimento di portata eccezionale che colpisce al cuore l’impero economico costruito dai tre imprenditori di Acerra, operativi per anni nel settore strategico del recupero e dello smaltimento dei rifiuti. L’operazione condotta dagli specialisti del Gico della Guardia di Finanza ha portato al sequestro e alla successiva confisca di una mole impressionante di asset distribuiti in ben sette province italiane, da Roma a Cosenza, passando per il Lazio meridionale e l’intera Campania.
Il “tesoro” dei Pellini non comprendeva solo otto aziende attive nel settore ambientale e oltre duecento immobili tra appartamenti e locali commerciali, ma si estendeva a settantacinque terreni e un parco mezzi che evidenziava un tenore di vita sfarzoso, includendo decine di auto di lusso, tre imbarcazioni e persino due elicotteri privati. La base giuridica di questa decisione risiede nella confermata pericolosità sociale dei soggetti, definita “qualificata” dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia.
I giudici hanno ribadito come l’enorme ricchezza accumulata nel tempo sia il frutto diretto di attività criminali legate al traffico illecito di rifiuti nella cosiddetta Terra dei Fuochi, reati per i quali i fratelli hanno già riportato una condanna definitiva per disastro ambientale. L’istruttoria ha messo in luce una frattura insanabile e strutturale tra i redditi ufficialmente dichiarati al fisco e l’effettivo patrimonio posseduto, un divario che le giustificazioni fornite dalla difesa non sono riuscite a colmare in modo documentabile o plausibile.
Questo epilogo giunge dopo un percorso processuale tortuoso che nel 2024 aveva vissuto un momento di profonda crisi. In quell’anno, infatti, la Corte di Cassazione aveva annullato una precedente confisca a causa di un vizio formale legato ai tempi di deposito degli atti, ordinando la restituzione dei beni agli imprenditori. Tuttavia, la Procura di Napoli ha reagito immediatamente, avviando una nuova e ancora più capillare ricognizione patrimoniale estesa anche ai familiari, sostenendo che gli elementi di sproporzione e la pericolosità dei Pellini fossero tuttora permanenti.
Il nuovo decreto di confisca, depositato nel febbraio 2026, cancella definitivamente quell’impasse procedurale, restituendo allo Stato risorse immense che ora potranno essere destinate a scopi sociali e di bonifica territoriale. La sentenza rappresenta non solo un atto di giustizia economica, ma anche un risarcimento simbolico per una terra martoriata da decenni di sversamenti illegali che hanno compromesso la salute pubblica e l’integrità dell’ambiente.

