Torre Annunziata. Rampa Nunziante, il senatore Mazzella porta il caso in Senato: «Il tempo non diventi impunità»
Il caso
4 marzo 2026
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Torre Annunziata. Rampa Nunziante, il senatore Mazzella porta il caso in Senato: «Il tempo non diventi impunità»

Rampa Nunziante, Mazzella annuncia l'intervento in aula: «La prescrizione ferisce le famiglie»
Antonio Di Martino

Dopo la sentenza della Cassazione sul crollo di Rampa Nunziante, che ha dichiarato prescritto l’omicidio colposo, il senatore Orfeo Mazzella (Movimento 5 Stelle) annuncia un intervento in Aula per chiedere una riflessione sui tempi della giustizia.

 

Il parlamentare, vicepresidente della X Commissione Permanente del Senato, ha deciso di portare il caso all’attenzione dell’assemblea «appena possibile», legando la scelta al senso di smarrimento che in queste ore attraversa Torre Annunziata e, soprattutto, i familiari delle vittime. Nel suo intervento, Mazzella ricostruisce l’origine di tutto: «Il 7 luglio 2017, a Torre Annunziata, in via Rampa Nunziante, una palazzina e’ crollata in pochi secondi» e sotto quelle macerie «persero la vita otto persone: Giacomo Cuccurullo, Adele, Marco, Giuseppina Aprea, Pasquale e Anna Guida, e i piccoli Francesca e Salvatore».

 

Un elenco che, letto a distanza di anni, resta una ferita: «Non crollò soltanto un edificio: crollò la serenità di una comunità intera». Poi il punto che oggi cambia il quadro: «Dopo nove anni di attesa, la decisione della Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di omicidio colposo». Mazzella sottolinea che «Le responsabilità erano state accertate nei precedenti gradi di giudizio, ma il tempo ha impedito che quelle colpe potessero tradursi in una pena definitiva», arrivando alla frase più dura, destinata a pesare nel dibattito politico e istituzionale: «Nessuno sconterà il carcere per quelle otto vite spezzate».

 

Il senatore colloca la sua presa di posizione su un terreno preciso, quello del dolore trasformato in attesa: «Parlo oggi dalla parte delle famiglie. Dalla parte di chi ha contato le udienze una ad una. Dalla parte di chi ha atteso una parola definitiva che potesse dare almeno un senso istituzionale al proprio dolore. Dalla parte di chi oggi si sente smarrito, deluso, ferito una seconda volta». Nel testo, Mazzella premette un confine netto: «Non è questa la sede per commentare una sentenza, che va rispettata», ma rivendica il diritto-dovere di porre domande politiche quando il processo produce una verità senza sanzione.

 

«È questa la sede per interrogarci. Perché quando la verità processuale accerta le colpe e la giustizia non riesce più a punirle, il messaggio che arriva ai cittadini è devastante». La prescrizione, insiste, non resta confinata ai codici: «La prescrizione non è solo un termine giuridico. Per chi ha perso un figlio, un marito, una sorella, è la sensazione che il tempo abbia cancellato la responsabilità. È l’idea che nove anni di attesa si siano dissolti in una questione tecnica».

 

Nel suo ragionamento entra anche lo sfogo di queste ore arrivato dai familiari, trasformato in una frase simbolo che il senatore richiama esplicitamente: «Non possiamo ignorare il grido di chi dice: “Non ci sentiamo rappresentati dalla giustizia”». E ancora: «Non possiamo limitarci a constatare che i tempi sono lunghi. Perché se i tempi diventano così lunghi da impedire la pena, allora come Istituzioni abbiamo il dovere di riflettere con onestà su ciò che non funziona». Mazzella prova a tenere insieme due piani, quello della tutela delle garanzie e quello dell’efficacia del sistema: «La giustizia non è vendetta. Ma non può nemmeno essere resa al calendario».

 

Nella parte finale del testo, il senatore lega la discussione parlamentare alla necessità di un segnale verso la città: «Alle famiglie di Torre Annunziata dobbiamo dire che lo Stato c’è. Che il loro dolore non è un fatto privato. Che la loro attesa merita rispetto», indicando nella vicenda un monito che va oltre il caso specifico: «questa vicenda ci impone una riflessione seria sui tempi della giustizia, perché nessuna comunità debba più vivere la sensazione che la responsabilità si dissolva con il passare degli anni».

 

L’ultima immagine è affidata alla memoria delle vittime e a un impegno che Mazzella promette di tradurre in un passaggio formale in Aula: «Otto vite, tra cui due bambini, chiedono memoria. Le loro famiglie chiedono giustizia. E noi abbiamo il dovere di fare in modo che il tempo non diventi mai più il luogo dell’impunità». Con l’annuncio dell’intervento parlamentare, il caso di Rampa Nunziante torna al centro dell’agenda istituzionale: non per riscrivere una sentenza, ma per evitare che, domani, un’altra tragedia venga consegnata alla stessa parola che oggi pesa più di tutte, prescrizione.