Torre Annunziata. Rampa Nunziante, svolta in Cassazione: prescritto l’omicidio colposo, si torna in Appello
La Cassazione
4 marzo 2026
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Torre Annunziata. Rampa Nunziante, svolta in Cassazione: prescritto l’omicidio colposo, si torna in Appello

La Suprema Corte dichiara prescritto l’omicidio colposo e rinvia alla Corte d’Appello la rideterminazione delle pene per il reato di crollo colposo legato alla tragedia del 7 luglio 2017.
Antonio Di Martino

Rampa Nunziante, la Cassazione riapre il capitolo giudiziario sul crollo che il 7 luglio 2017 costò la vita a otto persone a Torre Annunziata: prescritto l’omicidio colposo, disposta la ridiscussione in Appello delle pene per il reato di crollo colposo.

 

La decisione è arrivata nella notte al termine della camera di consiglio della Suprema Corte, che ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di omicidio colposo contestato ai cinque imputati — Massimiliano Bonzani, Pasquale Cosenza, Roberto Cuomo, Aniello Manzo e Gerardo Velotto — disponendo contestualmente il rinvio alla Corte d’Appello per la rideterminazione delle pene relative al reato di crollo colposo. Cade dunque il capo d’imputazione più grave su cui si fondava l’impianto sanzionatorio definito in secondo grado, mentre resta aperta la valutazione sulla responsabilità per il cedimento dell’edificio.

 

La prescrizione dell’omicidio colposo chiude definitivamente quel segmento processuale e produce effetti diretti sul quadro delle pene: in Appello le condanne erano state particolarmente elevate proprio perché legate alla contestazione dell’omicidio colposo plurimo, fattispecie che consente un aumento della pena fino al triplo quando dal fatto derivano più morti. Un aggravamento determinante nella quantificazione delle condanne pronunciate nel secondo grado di giudizio.

 

Con la declaratoria di prescrizione quel presupposto viene meno, modificando radicalmente il perimetro giuridico della vicenda. Diverso il quadro per il reato di crollo colposo, che l’ordinamento punisce con una pena massima fino a cinque anni di reclusione. Un limite sensibilmente inferiore rispetto alle condanne inflitte in Appello sulla base anche dell’omicidio colposo plurimo. Sarà dunque la Corte d’Appello, in diversa composizione, a dover riesaminare la posizione degli imputati limitatamente a questo reato e a rideterminare le pene alla luce delle indicazioni della Cassazione.

 

Resta sullo sfondo la tragedia che all’alba del 7 luglio 2017 trasformò una palazzina di Rampa Nunziante in un cumulo di macerie. In pochi secondi l’edificio si accartocciò su se stesso: un boato improvviso, poi la nube di polvere che inghiottì balconi e finestre, il rumore dei solai che cedevano uno dopo l’altro. Sotto quelle macerie persero la vita Giacomo Cuccurullo, tecnico comunale, sua moglie Adele Laiola e il figlio Marco; la sarta Giuseppina Aprea; Pasquale Guida, la moglie Anna Duraccio e i loro figli Francesca e Salvatore, di 11 e 8 anni. I soccorsi lavorarono per ore tra lamiere contorte e pietre, scavando anche a mani nude nella speranza di intercettare un segnale di vita sotto il peso dei detriti.

 

Le indagini e i successivi processi hanno ricondotto il crollo ai lavori eseguiti in uno degli appartamenti dello stabile, ritenuti l’innesco di una sequenza che avrebbe compromesso la stabilità dell’intero fabbricato. Nelle aule di giustizia la ricostruzione del disastro è passata attraverso perizie tecniche, planimetrie e testimonianze che hanno tentato di spiegare come un intervento edilizio possa aver alterato l’equilibrio strutturale dell’edificio. Con la decisione della Cassazione il procedimento non si chiude ma torna davanti ai giudici d’Appello per la sola rideterminazione delle pene relative al crollo colposo.

 

Un nuovo passaggio giudiziario che ridisegna il quadro delle responsabilità penali, mentre per Torre Annunziata resta immutata la memoria di quella mattina in cui una casa diventò tomba e otto vite furono spezzate sotto le macerie.