SOS Ville Vesuviane: il caso Villa Pignatelli Monteleone riapre il dibattito sulla tutela
PATRIMONIO FRAGILE
5 marzo 2026
PATRIMONIO FRAGILE

SOS Ville Vesuviane: il caso Villa Pignatelli Monteleone riapre il dibattito sulla tutela

I deputati del Movimento 5 Stelle Caso e Caramiello interrogano il Ministro: «Necessaria una mappatura dei vincoli e delle aree per evitare scempi urbanistici»
Giovanna Salvati

Il sistema delle Ville Vesuviane, eccellenza del patrimonio settecentesco campano, finisce sotto la lente del Parlamento. Al centro della polemica c’è la gestione della tutela e della valorizzazione di questi complessi monumentali, con un focus specifico sulla Villa Pignatelli Monteleone, situata nel quartiere Barra a Napoli. I deputati del Movimento 5 Stelle, Antonio Caso e Alessandro Caramiello, hanno presentato un’interrogazione parlamentare indirizzata al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, chiedendo interventi urgenti per colmare le lacune istruttorie che rischiano di indebolire la protezione di questi beni storici.

 

Il “buco nero” delle aree pertinenziali
La vicenda nasce da un corto circuito burocratico e giudiziario legato all’installazione di una stazione radio base (SRB) di Iliad Italia S.p.A. proprio in un’area riconducibile alle pertinenze della Villa. Nonostante il vincolo culturale ex lege che grava sulle ville vesuviane sin dal 1976, il Consiglio di Stato ha recentemente dato ragione alla società di telecomunicazioni. Il motivo? L’incertezza documentale. Secondo i giudici, il semplice richiamo alla storica “Pianta Carafa” del 1775 non è più sufficiente a dimostrare l’estensione attuale di giardini e parchi, profondamente mutati nel corso dei secoli a causa dell’urbanizzazione selvaggia.

 

“L’assenza di perimetrazioni aggiornate e verificabili delle aree vincolate”, avvertono i deputati M5S, “indebolisce l’effettività della tutela e favorisce interventi incompatibili”. Il rischio concreto è che l’incertezza amministrativa si trasformi in un “via libera” per nuove infrastrutture invasive in contesti di altissimo pregio paesaggistico.

 

Le richieste al Ministero: coordinamento e trasparenza
Nell’interrogazione si chiede al Ministro Giuli se siano stati avviati atti per definire su basi istruttorie moderne l’estensione dei parchi e dei giardini delle ville. Ma la questione non riguarda solo il monitoraggio. Il M5S punta a un rafforzamento del coordinamento tra il Ministero, la Regione Campania, i Comuni interessati e la Fondazione Ente Ville Vesuviane. Quest’ultima, istituita originariamente nel 1971, ha il compito vitale di conservare e restaurare queste dimore, ma spesso si scontra con la frammentazione delle proprietà (divise tra pubblico e privato) e con la scarsità di risorse per la ricerca cartografica.

 

I deputati sollecitano una “sistematizzazione delle iniziative di valorizzazione”, che includa anche quelle ville meno note che attualmente non beneficiano di progetti di recupero o fondi specifici.

 

La tutela costituzionale come bussola
Il richiamo finale dei parlamentari è all’articolo 9 della Costituzione, che pone la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico come principio fondamentale della Repubblica. In un territorio complesso come quello vesuviano, dove la pressione edilizia è costante, la mancanza di una documentazione tecnica aggiornata può rappresentare il colpo di grazia per l’identità culturale del territorio.

 

“Senza una conoscenza certa dello stato dei luoghi”, concludono Caso e Caramiello, “non può esserci prevenzione”. La sfida ora passa al Collegio Romano: stabilire se il Ministero intenda davvero investire in una nuova “anagrafe cartografica” delle Ville Vesuviane o se lascerà che la tutela venga decisa, caso per caso, nelle aule dei tribunali amministrativi.