6G, IA e oltre: Barcellona svela il futuro del settore mobile
Dal 2 al 5 marzo, alla Fira Gran Via di Barcellona, il Mobile World Congress è tornato a essere anche quest’anno il luogo in cui il settore della connettività prova a raccontare il proprio domani. Una macchina enorme, distribuita negli 8 padiglioni del polo fieristico su circa 240mila metri quadrati di showfloor, tra stand espositivi, zone demo, sale conferenze e spazi dedicati all’innovazione futuribile nell’evento collaterale 4YFN.
La manifestazione ha messo insieme operatori, grandi aziende e startup in un appuntamento che ha avuto i consueti numeri da grande evento globale, con oltre 2.900 espositori e quasi 105mila visitatori (tra cui 2.600 giornalisti e analisti) provenienti da 207 paesi del mondo, in un momento storico che gli organizzatori hanno definito decisivo per il passaggio da un’industria centrata solo sulle reti a un ecosistema sempre più guidato da IA, piattaforme aperte, 5G standalone e primi cantieri del 6G.
Non è un caso che, accanto ai consueti lanci prodotto, l’edizione 2026 abbia aperto con un richiamo esplicito a completare la transizione al 5G, affrontare la sfida dell’intelligenza artificiale e rafforzare la sicurezza digitale. Ma il racconto della tecnologia è passato ancora, e soprattutto, dagli oggetti. Barcellona ha mostrato un mercato meno concentrato sull’effetto wow fine a se stesso e più orientato a prodotti che tentano di rendere concreta l’IA: telefoni e assistenti da scrivania che si muovono e seguono il volto dell’utente, auricolari che traducono in tempo reale, smartphone modulari e nuovi dispositivi pensati per nicchie che fino a poco fa sembravano marginali.
In questo speciale, una selezione dei più interessanti visti nel corso della rassegna in terra catalana.
GLOCALME – Tra i dispositivi più curiosi visti a Barcellona c’è il “telefono per animali” presentato dal brand della uCloudlink. Il PetPhone si applica al collare e combina la localizzazione GPS in tempo reale con una comunicazione bidirezionale, resa possibile da microfono e altoparlante integrati. Integra inoltre funzioni di monitoraggio basate su intelligenza artificiale, progettate per controllare lo stato e il benessere di cani e gatti.
L’elemento più singolare, rilanciato durante la fiera, è la promessa che in alcune circostanze possa essere persino l’animale a poter “chiamare” il proprietario in determinate situazioni. Può sembrare una provocazione, ma è anche un esempio efficace di come la connettività stia cercando nuovi ambiti di applicazione, anche al di fuori dei contesti tecnologici più tradizionali.

HONOR – Si chiama Robot Phone ed è stato uno dei protagonisti del MWC di quest’anno, segnando una vera svolta per il marchio cinese che lo ha presentato come il punto di partenza di una nuova categoria di smartphone.
Al centro del progetto c’è la fotocamera principale da 200 megapixel montata su un gimbal robotico a quattro gradi di libertà, il più piccolo del settore, capace di estendersi, ruotare e seguire i soggetti in tempo reale grazie a un sistema di stabilizzazione triassiale e al tracking basato su intelligenza artificiale. Sono così possibili videochiamate “all-angle”, mantenendo l’utente sempre al centro dell’inquadratura, anche in movimento. Il Robot Phone si distingue anche per la sua dimensione espressiva “embodied AI”: il braccio robotico può annuire, scuotere la testa, seguire il volto dell’utente durante videochiamate e persino “ballare” a ritmo di musica. Quando non è in uso, il modulo si ritrae elegantemente nell’alloggiamento posteriore, garantendo un design pulito e compatto.
Honor ha collaborato con ARRI Image Science per introdurre qualità cinematografica nel comparto video, con modalità come Super Steady Video, AI Object Tracking e AI SpinShot, che consente rotazioni di 90 e 180 gradi per transizioni fluide anche con una sola mano.
Il lancio commerciale è previsto in Cina nella seconda metà del 2026.

LENOVO – La multinazionale cinese ha portato al MWC una degli esempi più interessanti su come l’AI possa diventare presenza fisica sulla scrivania. AI Workmate è un assistente da tavolo che sembra un piccolo robot: braccio su base girevole, mini display “faccina” con occhi animati (pensati per rendere l’interazione meno fredda), fotocamera e pico-proiettore integrato. Si comanda con voce e gesti, ma l’idea più riuscita è la “spatial interaction”: proietta contenuti su piano di lavoro o parete e li usa come superficie operativa, mentre acquisisce ciò che succede attorno, dal documento cartaceo da scansionare agli appunti di riunione da riassumere, fino a trasformare il materiale in una presentazione pronta da mostrare. Più che un gadget, è un tentativo di dare corpo a un assistente produttivo e, non a caso, resta un concept: utile nelle intenzioni, ma ancora senza un percorso commerciale definito.

MOTOROLA – Dopo aver dominato il mercato dei foldable a conchiglia, lo storico marchio di telefonia entra nel segmento dei pieghevoli in stile libro con il Razr Fold. Il suo ampio display interno da 8,1 pollici raggiunge un picco di luminosità di 6.200 nit, un primato assoluto per uno smartphone pieghevole, quasi raddoppiando le prestazioni dei concorrenti diretti. Chiuso, il dispositivo offre comunque un display esterno da 6,6 pollici, ideale per l’uso quotidiano senza dover aprire lo smartphone.
Il comparto fotografico è affidato a un triplo modulo da 50 megapixel, con sensori dedicati sia all’esterno sia all’interno. Funzioni IA come Catch Me Up e Next Move permettono di gestire notifiche e attività in modo più efficace, mentre il supporto alla Moto Pen Ultra trasforma il grande schermo in una vera e propria tela per disegno, annotazioni e interazioni avanzate.
Il Razr Fold si conferma un prodotto premium a un prezzo competitivo, con una distribuzione globale già confermata.

QUALCOMM – Non solo telefoni a Barcellona: l’azienda statunitense ha messo un punto fermo sul “dopo Wi-Fi 7”, ufficializzando il pacchetto “Wi-Fi 8 ready”. Il cuore, lato device, è FastConnect 8800 una piattaforma di connettività mobile con radio 4×4 (una prima assoluta in ambito smartphone), pensata non tanto per inseguire il picco di velocità quanto per migliorare affidabilità, latenza e stabilità nelle reti affollate. Sulla carta si parla di prestazioni fino a 2x rispetto alla generazione precedente e di picchi di laboratorio fino a 11,6 Gbps, con l’obiettivo di rendere più fluide esperienze “pesanti” come cloud gaming, streaming ad alta qualità, collaborazione in tempo reale e servizi AI che dipendono dalla rete.
In parallelo arrivano le piattaforme Dragonwing N8 e F8 per spingere il Wi-Fi 8 anche su router e sistemi mesh: qui Qualcomm insiste sull’approccio “AI-native”, con un Network AI Engine che lavora per ottimizzare la QoE (Quality of Experience), cioè la qualità percepita dall’utente, regolando in modo dinamico priorità, congestione e gestione dei flussi in casa o in ufficio. Disponibilità commerciale prevista verso fine 2026.

SAVEFAMILY – L’azienda spagnola ha scelto Barcellona per presentare SaveWatch Plus 2 Pay, smartwatch per bambini (dagli 8 anni) pensato per dare autonomia senza anticipare lo smartphone (e al suo carico di app, social e distrazioni). La vera svolta è il pagamento contactless via NFC: SaveFamily lo presenta come primo smartwatch per minori in Europa con pagamenti integrati certificati Mastercard, così il bambino può pagare al POS con un gesto del polso, senza carta fisica e senza telefono.
Il “portafoglio” è nell’orologio, ma le chiavi restano in mano ai genitori: tutto passa dall’app, con verifica d’identità, ricariche, tetti di spesa, controllo delle transazioni e notifiche in tempo reale, oltre alla possibilità di bloccare immediatamente pagamenti e dispositivo in caso di smarrimento. C’è anche un taglio esplicitamente “educativo”: saldo sempre visibile, obiettivi di risparmio, paghette programmate e ricompense legate a compiti o traguardi, per trasformare la spesa in un esercizio di responsabilità.
Per il resto, Plus 2 Pay resta fedele alla formula SaveWatch: GPS, chiamate, messaggistica “protetta”, videochiamate, tasto SOS e modalità classe per ridurre le distrazioni a scuola. Sul piano hardware, display AMOLED, IP68 e vetro rinforzato, con un comparto interno (processore quad-core, memoria) pensato per reggere funzioni e controlli senza complicare la vita ai più piccoli.

SOUNDCORE – Il brand audio di Anker porta a Barcellona le Space 2, cuffie over-ear pensate per il grande pubblico con ambizioni “da viaggio”. Il salto più evidente è sull’autonomia: fino a 70 ore senza cancellazione attiva e 50 ore con ANC, con ricarica rapida che in 5 minuti aggiunge circa 4 ore di ascolto. Proprio l’ANC è stata migliorata: è adattiva su quattro livelli e sfrutta anche sensori di pressione atmosferica per modulare il filtraggio in base all’ambiente, con un’attenzione speciale alle basse frequenze tipiche di aerei, treni e metropolitane.
Sul fronte audio, Soundcore adotta driver da 40 mm con diaframma a doppio strato (seta e ceramica metallica), supporta LDAC per lo streaming hi-res e affianca un motore proprietario, il Seamless AI Noise Cancelling Engine, più la personalizzazione HearID 3.0 tarata sul profilo uditivo dell’utente. Chiude il pacchetto il Bluetooth 6.1 con multipoint e un peso di 261 grammi. Disponibilità dal 21 aprile a 129,99 euro, in tre colorazioni.

TECNO – L’azienda cinese continua a usare le grandi fiere come vetrina per mettere in discussione la forma dello smartphone. A Barcellona ha mostrato un concept modulare che, in configurazione base, ha uno spessore di soli 4,9 millimetri e sfrutta un sistema di connessione magnetica (la Modular Magnetic Interconnection) per agganciare al volo componenti aggiuntivi: power bank, action camera, moduli tele e accessori pensati per il gaming.
Il punto non è l’effetto speciale, ma la filosofia alla base: invece di cambiare telefono ogni due anni per inseguire nuove funzioni, si aggiorna solo ciò che serve, quando serve, trasformando lo smartphone da oggetto “monolitico” a piattaforma. È ancora un prototipo, ma è uno dei tentativi più credibili per riportare la modularità nel dibattito mobile in modo più pulito e pratico rispetto ai progetti naufragati in passato, con un’idea che strizza l’occhio alla sostenibilità e alla riduzione dell’obsolescenza.

TIMEKETTLE – Al MWC il tema dell’abbattimento delle barriere linguistiche ha trovato una delle proposte più solide negli auricolari W4 AI Interpreter, che puntano a risolvere i due limiti storici della traduzione indossabile, ascolto in ambienti rumorosi e resa credibile, con una piattaforma proprietaria, Babel OS 2.0, che mette insieme hardware e software. Il sistema combina microfoni tradizionali con un sensore bone-voiceprint (captazione delle vibrazioni delle corde vocali) per isolare la voce dal caos di fondo, e un motore, il SOTA Engine Selector, che ottimizza la traduzione in tempo reale in base alla coppia linguistica e al contesto. Il risultato è un’esperienza più fluida e accurata anche in luoghi “difficili” come aeroporti, strade trafficate o padiglioni fieristici. Supporta 43 lingue e 96 accenti: numeri che, al di là dell’effetto elenco, spiegano il posizionamento del W4, pensato meno per il turista occasionale e più per chi lavora ogni giorno in scenari internazionali tra meeting, viaggi e trattative.

XIAOMI – A Barcellona il produttore cinese ha giocato la carta del “super-flagship” con il debutto europeo del 17 Ultra, già svelato in Cina, con una dotazione da top assoluto soprattutto sul fronte imaging. Il sistema fotografico ruota attorno a un sensore da 1 pollice sviluppato in partnership con Leica, affiancato da ottiche co-progettate per spingere su resa cromatica, gestione delle alte luci e micro-dettaglio: l’obiettivo è avvicinare la coerenza di uno scatto “da camera” anche quando si lavora in condizioni difficili (controluce, notturne, interni). A bordo troviamo Snapdragon 8 Elite Gen 5 e un AMOLED da 6,9 pollici a 120 Hz, pensato per sfruttare al meglio anteprima, editing e fruizione di contenuti ad alta definizione, con un’impostazione dichiaratamente orientata a creator e utenti “power”.
Accanto al modello standard, Xiaomi ha mostrato anche la Leica Leitzphone by Xiaomi, una variante ancora più specialistica che estremizza l’identità Leica: sensore LOFIC di nuova generazione (tecnologia pensata per migliorare la gamma dinamica riducendo saturazione e clipping nelle scene ad alto contrasto), elementi ottici mobili nel modulo periscopico per una messa a fuoco/compensazione più precisa e, soprattutto, un anello di controllo fisico attorno all’obiettivo per regolare manualmente parametri e funzioni, richiamando il gesto fotografico tradizionale.
Gennaro Annunziata

