Giustizia, le donne sono la maggioranza ma il vertice resta maschile
GIUSTIZIA
6 marzo 2026
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Giustizia, le donne sono la maggioranza ma il vertice resta maschile

Il nuovo report del Csm certifica il sorpasso femminile nelle toghe con il 57% delle presenze, ma la disparità resiste negli incarichi direttivi dove due uffici su tre sono guidati da uomini
Marco Cesaro

La magistratura italiana si tinge sempre più di rosa, consolidando un processo di femminilizzazione che dura ormai da quasi tre decenni. Secondo l’ultimo report dell’ufficio statistico del Consiglio Superiore della Magistratura, aggiornato ai primi giorni di marzo 2026, le donne rappresentano oggi il 57,2% del personale in servizio. Su un totale di 10.100 magistrati ordinari, la componente femminile conta 5.778 unità, distaccando nettamente quella maschile ferma a 4.322. Si tratta di una fotografia che scardina definitivamente l’antica immagine dei tribunali come fortini maschili, confermando una tendenza che vede le vincitrici di concorso superare stabilmente i colleghi uomini sin dal lontano 1996.

 

Il dato si fa ancora più marcato osservando le nuove leve: tra i magistrati ordinari in tirocinio, ovvero coloro che rappresentano il futuro immediato delle aule di giustizia, la percentuale femminile sale al 59,7%, con 426 donne su 713 giovani toghe. L’unica area in cui gli uomini mantengono ancora una leggera maggioranza numerica è quella dei magistrati fuori ruolo, impegnati in incarichi amministrativi o presso i ministeri, dove le donne si fermano al 47,4%. Questa distribuzione suggerisce una forte vocazione delle magistrate verso l’attività giurisdizionale pura, quella esercitata quotidianamente tra tribunali e corti d’appello.

 

A livello geografico, la presenza femminile non è omogenea ma registra punte di eccellenza in alcuni dei distretti più complessi del Paese. Se al Nord città come Milano, Torino e Brescia vedono le donne rappresentare rispettivamente il 64%, il 60% e il 59% della forza lavoro, è nel Mezzogiorno che si registrano i dati più significativi. A Napoli la maggioranza femminile tocca il 64%, seguita da Campobasso con il 62% e Catanzaro con il 61%. Questi numeri indicano che la gestione della giustizia in territori ad alta densità criminale e con carichi di lavoro imponenti è oggi affidata in larga parte alla competenza e alla dedizione delle magistrate.

 

Tuttavia, nonostante la superiorità numerica e l’eccellenza nei concorsi, il soffitto di cristallo all’interno delle carriere giudiziarie appare ancora difficile da infrangere. Il report del Csm evidenzia infatti una resistenza ostinata negli incarichi direttivi e semidirettivi: il 66% degli uffici giudiziari italiani è tuttora guidato da uomini. Questo divario tra la base, a netta prevalenza femminile, e il vertice, ancora marcatamente maschile, pone interrogativi profondi sui meccanismi di nomina e sulle barriere, spesso invisibili, che rallentano l’ascesa delle donne verso le posizioni di massimo comando. Sebbene la base della piramide stia spingendo con forza verso l’alto, la parità reale ai vertici della magistratura rimane un traguardo ancora da raggiungere pienamente nella pratica amministrativa e decisionale del Csm.