Monaldi: il direttore amministrativo si dimette, poi ci ripensa. Medici sospesi
IL CASO
6 marzo 2026
IL CASO

Monaldi: il direttore amministrativo si dimette, poi ci ripensa. Medici sospesi

Mentre il direttore amministrativo lascia e POI ci ripensa, l’Azienda dei Colli trasmette gli atti alla Procura e applica sanzioni durissime dopo il caso del piccolo Domenico
Marco Cirillo

Il clima all’interno dell’Azienda Ospedaliera dei Colli e del Monaldi di Napoli si fa ogni ora più incandescente, in un venerdì che ha visto susseguirsi colpi di scena burocratici e pesanti provvedimenti disciplinari. A due settimane dalla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di soli due anni deceduto a seguito del trapianto di un cuore risultato danneggiato, la struttura sanitaria si ritrova nel pieno di una tempesta amministrativa e giudiziaria che sta minando la stabilità dei suoi vertici e il morale del personale in servizio.

 

Nel primo pomeriggio, la notizia delle dimissioni del direttore amministrativo Alberto Pagliafora aveva fatto tremare i corridoi dell’ente. Sebbene Pagliafora non risulti in alcun modo coinvolto nelle responsabilità dirette legate al fallimento del trapianto eseguito lo scorso 23 dicembre, il tempismo della sua decisione ha immediatamente innescato una scia di dubbi e speculazioni politiche.

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La nota ufficiale dell’azienda ha tentato di circoscrivere l’accaduto parlando di motivi familiari, ma il rientro lampo del dirigente, avvenuto poche ore dopo il passo indietro, ha alimentato ulteriori interrogativi. Pagliafora ha infatti ritirato le dimissioni spiegando di voler garantire continuità in una fase estremamente delicata, una giustificazione che però non ha convinto il segretario campano di Forza Italia, Fulvio Martusciello, il quale ha chiesto con fermezza di conoscere la verità dietro questo improvviso valzer di poltrone.

 

Ma la crisi amministrativa è solo la superficie di un malessere molto più profondo che attraversa i reparti di Cardiochirurgia pediatrica. L’Azienda dei Colli ha confermato ufficialmente che tra gli operatori impegnati in prima linea regna un disagio diffuso, culminato in numerose richieste di trasferimento e segnalazioni di stress lavorativo estremo. Il trauma per la perdita di Domenico e la pressione mediatica e giudiziaria che ne è seguita hanno spinto l’amministrazione a investire della questione la Medicina del Lavoro e il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, con l’obiettivo di valutare la correlazione tra l’evento tragico e il crollo psicologico dei dipendenti.

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Parallelamente al fronte sanitario, si muove con durezza quello disciplinare. L’Ufficio Procedimenti Disciplinari ha infatti esaminato la documentazione relativa al trapianto e ai comportamenti tenuti successivamente dai medici coinvolti, decidendo di adottare provvedimenti cautelari di particolare gravità. Sono scattate sospensioni dal servizio e dall’incarico, differenziate in base al grado di responsabilità individuale emerso dalle indagini interne.

 

Questi atti, insieme alle memorie difensive e alle relazioni tecniche, sono stati prontamente trasmessi alla Procura della Repubblica di Napoli, che sta lavorando per ricostruire la catena di errori che ha portato all’espianto e al successivo impianto di un organo non idoneo.

La giornata si chiude dunque con un ospedale sospeso tra la necessità di continuare a erogare cure d’eccellenza e l’obbligo di fare i conti con un passato recente dolorosissimo. Il Monaldi, da sempre fiore all’occhiello della sanità meridionale per i trapianti, vive oggi il paradosso di un’eccellenza ferita, dove i corridoi della direzione e le sale operatorie sono diventati il teatro di una battaglia per la trasparenza e la giustizia che sembra solo all’inizio.