Morte di Domenico: terremoto all’Ospedale dei Colli tra sospensioni e nuovi esposti
Il dramma del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto lo scorso 21 febbraio dopo aver ricevuto un cuore danneggiato durante un trapianto, continua a scuotere le fondamenta della sanità campana e nazionale. A due mesi dall’intervento del 23 dicembre, la vicenda si sposta ora su un doppio binario: quello della gestione del personale interno all’Azienda ospedaliera dei Colli di Napoli e quello giudiziario, che vede un asse di indagine teso tra la Campania e l’Alto Adige.
Le tensioni interne e i provvedimenti disciplinari
In una nota ufficiale diffusa nel pomeriggio di venerdì 6 marzo, la direzione generale dell’Azienda dei Colli ha rotto il silenzio per fare chiarezza sul clima di forte tensione che si respira tra le sale operatorie della Cardiochirurgia pediatrica. L’obiettivo dichiarato è quello di frenare lo “stillicidio di notizie” che rischia di compromettere la credibilità dell’intera struttura.
Dalle parole dei vertici ospedalieri emerge uno scenario di profondo disagio: numerosi operatori hanno presentato segnalazioni e richieste di trasferimento, sintomi di uno stress lavorativo diventato insostenibile dopo l’esito fatale del trapianto. La direzione ha confermato che tali atti sono stati trasmessi alla Medicina del Lavoro e al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione per valutare la correlazione tra il benessere psicofisico del personale e il “tragico evento” del piccolo Domenico.
Tuttavia, la risposta dell’azienda non è stata solo di carattere assistenziale. L’Ufficio Procedimenti Disciplinari ha infatti già adottato provvedimenti cautelari di particolare gravità: sospensioni dal servizio e dall’incarico che hanno colpito diversi medici, differenziando le posizioni in base alle responsabilità emerse nelle prime verifiche interne. Tutta la documentazione è stata inoltre consegnata alla Procura della Repubblica di Napoli per i rilievi penali.
Il fronte giudiziario: da Bolzano a Napoli
Parallelamente alle dinamiche interne dell’ospedale, si complica il quadro delle inchieste. Dopo l’esposto presentato da Federconsumatori Campania, una seconda associazione a carattere nazionale ha depositato un nuovo esposto presso la Procura di Bolzano. Il procuratore altoatesino Axel Bisignano ha confermato la ricezione dell’atto, specificando però che, allo stato attuale, la competenza territoriale resta saldamente incardinata a Napoli.
Secondo i criteri del codice di procedura penale per i casi di omicidio colposo, la competenza spetta alla Procura del luogo in cui è avvenuta la prima azione od omissione che ha innescato la catena degli eventi. “Dalle ricostruzioni giornalistiche e dai primi atti — ha spiegato Bisignano — emerge che la catena di errori sarebbe iniziata a Napoli, nel momento in cui l’equipe incaricata dell’espianto è partita per la missione”.
Resta comunque aperta una finestra tecnica: qualora le indagini dovessero dimostrare che il danno materiale all’organo del donatore sia avvenuto fisicamente a Bolzano durante le manovre di prelievo, il fascicolo tornerebbe d’ufficio sotto la giurisdizione del tribunale altoatesino. Per il momento, indagati e parti lese gravitano tutti attorno alla Procura di Napoli, che dovrà accertare se e perché sia stato impiantato un cuore non idoneo, decretando la condanna del piccolo paziente.
L’audit infermieristico e le ombre sull’organigramma
Un ulteriore elemento di indagine interna riguarda la comunicazione aziendale. La direzione generale ha formalmente richiesto al Direttore Infermieristico di verificare se esistano comunicazioni o segnalazioni sul caso che non abbiano seguito l’iter ordinario previsto dall’organigramma. Un tentativo di capire se, prima o dopo l’intervento del 23 dicembre, qualcuno avesse tentato di sollevare dubbi sull’integrità dell’organo o sulle procedure seguite, restando però inascoltato o bypassando i canali ufficiali.
Mentre la giustizia cerca di fare il suo corso per dare risposte alla famiglia Caliendo, l’Ospedale dei Colli si ritrova a dover gestire una crisi d’identità e di fiducia, cercando di bilanciare la sanzione per i presunti responsabili e la tutela di un reparto di eccellenza ora stretto nella morsa del sospetto e dello stress da burnout.

