Il paradosso della Generazione Z: i giovani uomini tornano a modelli patriarcali
LA RICERCA
6 marzo 2026
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Il paradosso della Generazione Z: i giovani uomini tornano a modelli patriarcali

Un sondaggio globale di Ipsos e King’s College rivela che i nati tra il 1997 e il 2012 hanno visioni sulla coppia più conservatrici rispetto ai Boomer, con l'Italia sopra la media sulla cura dei figli
Alessandra Boccia

I risultati di una vasta indagine internazionale condotta da Ipsos in collaborazione con il King’s College di Londra scardinano l’immagine della Generazione Z come baluardo del progresso e dell’inclusività. Lo studio, pubblicato in occasione della Giornata internazionale della donna, ha coinvolto 23mila individui in 29 Paesi, rivelando una tendenza inaspettata: i giovani maschi nati tra il 1997 e il 2012 manifestano opinioni sui ruoli di genere decisamente più tradizionali e conservative rispetto a quelle dei loro padri o addirittura dei loro nonni appartenenti alla generazione dei Baby Boom.

 

Il dato più eclatante riguarda il processo decisionale all’interno del matrimonio. Un uomo su tre della Generazione Z è convinto che la moglie debba obbedire al marito e che l’ultima parola in una discussione di coppia spetti a quest’ultimo. Si tratta di una propensione doppia rispetto a quella registrata tra i nati tra il 1946 e il 1964, segnando una frattura culturale che sembra muoversi a ritroso nel tempo. Questo ritorno a modelli che si credevano superati dai movimenti per i diritti civili degli anni Settanta evidenzia un divario di genere interno alla stessa generazione: le giovani donne, infatti, rigettano queste visioni con forza, con una percentuale di consenso che scende drasticamente rispetto ai loro coetanei maschi.

 

Anche la percezione dell’indipendenza femminile subisce un arretramento preoccupante tra i più giovani. Quasi un quarto degli uomini della Generazione Z concorda sul fatto che una donna non dovrebbe apparire troppo autosufficiente, una visione che tra i Boomer trova d’accordo solo il 12% degli intervistati. Questa dinamica si riflette anche nella sfera del comportamento sessuale e relazionale, dove il 21% dei giovani maschi ritiene che una vera donna non dovrebbe mai prendere l’iniziativa, contro un esiguo 7% dei rappresentanti della generazione più anziana. Sembra dunque emergere una nuova forma di rigidità comportamentale che premia la passività femminile come canone di femminilità.

 

L’Italia si inserisce in questo contesto globale confermando alcune resistenze culturali specifiche, in particolare sulla divisione dei carichi di cura. Se a livello mondiale il 52% degli intervistati ritiene naturale che siano le donne a occuparsi dei figli, nel nostro Paese la percentuale sale al 55%, ponendoci sopra la media dei 29 Paesi analizzati. Non mancano poi pregiudizi legati alla sfera economica e alla percezione della virilità: per il 20% degli italiani intervistati è un problema se la donna guadagna più dell’uomo, mentre l’11% è ancora convinto che un padre che si dedica attivamente alla prole risulti meno virile agli occhi della società.

 

Nonostante queste ombre, il sondaggio evidenzia un unico punto di rottura positivo in cui i giovani maschi sembrano apprezzare maggiormente il cambiamento dei tempi. Gli uomini della Generazione Z sono infatti i più propensi a considerare le donne in carriera come più attraenti, con il 41% di consensi rispetto al 27% dei Boomer. Questo dato suggerisce una realtà ambivalente, in cui l’ammirazione per il successo professionale femminile convive, in modo contraddittorio, con il desiderio di mantenere un controllo gerarchico e tradizionale all’interno delle mura domestiche e della vita privata.