Torre Annunziata. Libera: «Rampa, assurdo che vanno in prescrizione reati così gravi»
«La sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato il reato di omicidio colposo per intervenuta prescrizione riapre ancora più…
Oltre 180 piazze in tutto il Paese con banchetti, animazione, raccolta firme organizzate dalla rete di Libera per festeggiare e onorare i 30 anni della legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi. Ieri sono stati 30 anni, da quando, grazie anche al milione di firme raccolte su impulso di Libera, la legge 109 fu approvata in Parlamento. Da Trieste a Palermo, da Torino a Genova. E ancora Bologna, Pistoia, Ascoli Piceno,Napoli, Roma, Campobasso, Napoli, Palermo,
L’appello di Libera.
Libera è scesa nelle piazze con la campagna “Diamo linfa al bene” per chiedere a tutte e tutti di difendere questa legge e per ribadire una richiesta chiara: “una firma per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei Beni confiscati. Sono più di 100mila le cartoline firmate dall’inizio della campagna, un gesto concreto per fare uno scatto in più per diventare tempestivi ed efficaci nel prenderci in carico quei beni e renderli subito operativi. Un enorme lavoro corale, insomma, che dopo 30 anni ci chiede però uno scatto ulteriore di impegno, intelligenza e determinazione”, si legge in una nota di Libera. Don Luigi Ciotti.
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Le parole di don Ciotti.
“I tanti beni – commenta Luigi Ciotti, presidente di Libera- restituiti alla collettività grazie ai percorsi di riutilizzo sociale “parlano”; raccontano ciò che accade quando una ricchezza sporca, talvolta addirittura macchiata del sangue di vite innocenti, viene ripulita attraverso un investimento morale e materiale che chiama in causa i territori di appartenenza Lo constatiamo ogni giorno nelle cooperative, negli spazi sociali, negli edifici che accolgono persone in difficoltà e ospitano servizi preziosi per ogni fascia della popolazione. Lo vediamo ancora più chiaramente quando concentriamo l’attenzione sulle ricadute educative di questi percorsi: la fiducia che generano nelle comunità. Certo non è tutto perfetto: ci sono ritardi, ostacoli burocratici, fatiche finanziarie, contraddizioni da superare nelle varie forme di gestione. Dobbiamo stare attenti a non fare passi indietro, ma continuare a procedere in avanti”.
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I numeri dei beni confiscati.
Sono ben 1332 soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni, più di 739 associazioni di diversa tipologia in 19 regioni e in 448 comuni con 35 scuole di ogni ordine e grado che usano gli spazi confiscati come strumento didattico e che incidono nel tessuto territoriale e costruiscono economia positiva. Un Paese che ha reagito alla presenza mafiosa e che con orgoglio si è riappropriato dei suoi spazi. Più della metà delle realtà sociali è costituita da associazioni di diversa tipologia (739) mentre le cooperative sociali sono 282 (di cui 5 cooperative di lavoro), alle quali si aggiungono 12 consorzi di cooperative. Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 67 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas) ci sono 17 associazioni sportive dilettantistiche, 38 enti pubblici (tra cui aziende sanitarie, enti parco e consorzi di Comuni che offrono dei servizi di welfare sussidiario dati in gestione a soggetti del terzo settore), 53 tra associazioni temporanee di scopo e di impresa, 41 fondazioni private e di comunità, 17 gruppi dello scautismo e 35 istituti scolastici di diverso ordine e grado.
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I numeri della Campania.
La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni alle mafie è la Sicilia con 384 soggetti gestori, segue la Campania 205, la Lombardia con 193 e la Calabria con 154. I beni sono luoghi di memoria, che stabiliscono, individualmente e collettivamente, relazioni profonde con chi ne fa esperienza. Sono ben 125 i beni intitolati alle vittime innocenti delle mafie così suddivisi 43 al Nord, 5 intitolazioni al Centro e 77 al Sud e isole. Libera ha elaborato i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 23 febbraio 2026) dove sono 23.026 i beni immobili (particelle catastali) confiscati e destinati ai sensi del Codice antimafia mentre sono in totale 20.848 gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati. Sono invece 1728 le aziende confiscate e destinate mentre sono 3112 quelle ancora in gestione. La Sicilia con 8.721 beni confiscati e destinati è la regione leader seguita dalla Campania con 3.841 beni e destinati, terza la Calabria con 3.450 BENI. La Lombardia prima regione del nord Italia con 1995 beni. La Sicilia si conferma regione leader anche per beni immobili ancora in amministrazione con 7.986 seguita dalla Campania con 2.519 beni e Calabria con 1.722.