FOCUS | Viaggio nel successo di Sal Da Vinci, contro tutti i pregiudizi. Ecco perché non è solo un trionfo napoletano
Il trionfo di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026 con il brano Per sempre sì non è la vittoria di un singolo artista, è piuttosto la definitiva consacrazione di un’intera scuola musicale che ha saputo attendere il proprio momento di gloria con una pazienza quasi ancestrale. Ma cosa c’è dietro la canzone del momento? E soprattutto, chi? Proviamo a scoprirlo in un viaggio immersivo per andare oltre i pregiudizi e abbattere i confini generazionali. Per scoprire perché il brano che ha trionfato all’Ariston non è solo un successo napoletano da criticare con superficialità.
Sal Da Vinci al Maradona ©Foto&Fatti
Chi è Salvatore Michael Sorrentino?
Definirlo “neomelodico” è riduttivo. Sal Da Vinci, classe 69, all’anagrafe Salvatore Michael Sorrentino, è nato a New York ma ha radici profonde nella terra di Partenope. E’ un figlio d’arte. Suo padre Mario (Alfonso Sorrentino) è stato cantante (13 album e 60 singoli) e attore. Ha vinto il Festival di Napoli nel 1981 con il brano ‘A mamma, ha cavalcato la sceneggiata degli anni ’70 riscuotendo grande successo all’estero, ha fondato una compagnia teatrale con Nunzio Gallo. Sal, inevitabilmente, si trova a seguire la stessa strada già a sette anni. Insieme al padre, nel 2008, recita nello spettacolo “Canto per amore” di Gino Landi. Canta, compare in alcune pellicole, addirittura in “Troppo forte” con Alberto Sordi e Carlo Verdone. Sal Da Vinci ha cantato davanti a 450mila ragazzi, al cospetto di Giovanni Paolo II, e la voce non ha mai tremato. Il primo vero successo arriva con «Vera», pubblicata nel 1994 scritta insieme a Franco Del Prete, da quel momento iniziano collaborazioni prestigiose con Ornella Vanoni, James Senese e Renato Zero. Una lunga ascesa, fino a «Rossetto e Caffè» (450 milioni di streaming), singolo pubblicato il 14 giugno 2024 e scritto da Vincenzo D’Agostino, paroliere storico e suo amico fraterno,

Francesco Da Vinci
La genesi del brano e l’intuizione di suo figlio Francesco
La genesi di «Per sempre sì» affonda le sue radici nel terreno fertile della Napoli popolare, dove la tradizione della canzone classica partenopea incontra le esigenze del pop contemporaneo. Tutto ha inizio quasi un anno prima della kermesse ligure, nel silenzio degli studi di registrazione dove Sal lavora assieme a suo figlio Francesco. Il ragazzo aveva tentato la strada del calcio, ma poi si è tuffato nella passione di famiglia. Quella del nonno. Quella del padre. Prima il musical “Stelle a metà”, poi “The Voice“, quindi “Gomorra“, arruolato per recitare nella “banda dei talebani” e per firmare due brani per la colonna sonora. Il brano che ha trionfato all’Ariston non è un parto immediato. E’ una stratificazione di intuizioni, uno scambio reciproco di emozioni e sensazioni, la canzone richiede mesi di limatura e di riflessione profonda sul senso stesso della parola “amore” nell’epoca della precarietà emotiva. Francesco riesce a mediare tra la solennità paterna e le nuove sonorità urban, garantendo al pezzo una credibilità trasversale.

Federica Abbate
L’intervento di due talenti: Federica Abbate e Alessandro La Cava
Il testo della canzone di Sal Da Vinci assume via via un’architettura verbale complessa, frutto del lavoro di un team di autori che rappresenta il meglio della scrittura contemporanea. La svolta arriva con l’intervento di Federica Abbate, spesso definita la “penna d’oro” del pop italiano. Il suo talento porta nel brano la straordinaria capacità di tradurre sentimenti universali in immagini vivide. Milanese, classe 1991, Abbate è dotata del cosiddetto “orecchio assoluto” e vanta una carriera costellata di successi per artisti come Elodie, Marracash e Marco Mengoni. Accanto a lei, arriva un altro giovane talento: Alessandro La Cava, nato nel 2000 e già considerato un veterano delle classifiche. La sua mano infonde nel pezzo quella freschezza melodica che lo ha reso un “earworm” istantaneo. La Cava, che ha iniziato la sua ascesa giovanissimo nel programma “Io Canto”, ha saputo snellire il linguaggio del brano, rendendolo diretto e vibrante.

Adriano Pennino
La componente musicale di Mercuri, Cremona e Maimone e la regia di Adriano Pennino
Un capitolo fondamentale di questo successo riguarda la componente musicale, un ambito in cui il brano ha letteralmente rotto gli schemi preesistenti. La composizione è una sinfonia di contrasti dove la melodia nobile, tipica della cifra stilistica di Sal Da Vinci, si è fusa armoniosamente con le trame elettroniche tessute dai Merk & Kremont. Il duo di DJ e produttori milanesi, formato da Federico Mercuri e Giordano Cremona, è celebre a livello internazionale per hit che hanno dominato i club e le radio, collaborando con giganti come Ghali e Il Pagante. Insieme a Eugenio Maimone, architetto sonoro del collettivo ITACA, e sotto la supervisione del leggendario Maestro Adriano Pennino (musicista, direttore d’orchestra, compositore, arrangiatore e produttore nato nel ventre di Napoli) hanno creato un tappeto sonoro capace di sostenere la potenza vocale dell’interprete senza mai sovrastarla. L’orchestrazione ha saputo alternare momenti di intimità quasi sussurrata a esplosioni sonore di rara intensità, rendendo «Per sempre sì» una composizione che vive di dinamiche teatrali.

Sal Da Vinci e sua moglie Paola Pugliese
La musa ispiratrice di Sal Da Vinci. E il ricordo di D’Agostino
Sal Da Vinci ha due figli ed è già nonno. Per tutta la sua vita, la famiglia è sempre stata il pilastro sul quale fondare tutto. Insegnamenti dei genitori e convinzioni maturate nella sua lunga e sofferta esistenza. Non a caso, le dediche che accompagnano questa vittoria aggiungono uno strato di umanità che ha profondamente toccato il pubblico. Sal Da Vinci ha voluto che questo brano fosse prima di tutto un tributo a sua moglie Paola Pugliese, compagna di una vita intera e simbolo di quella stabilità celebrata nel testo. Tuttavia, il pensiero più commosso è andato a Vincenzo D’Agostino, paroliere storico e amico fraterno dell’artista, la cui scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile nel panorama della canzone d’autore. Sal ha portato all’Ariston il peso e la bellezza di questa eredità, citando D’Agostino non solo nelle interviste ma anche attraverso piccole sfumature poetiche inserite nel testo finale, rendendo il brano un ponte teso tra il passato glorioso e un futuro ancora tutto da scrivere.

Sal Da Vinci trionfa a Sanremo
Il voto di Sanremo come sigillo ad un’esperienza lunga ed emozionante
Il verdetto delle giurie ha sancito un successo che resterà negli annali del Festival per la sua capacità di mettere d’accordo mondi apparentemente inconciliabili. Nonostante il televoto avesse inizialmente premiato la spinta innovativa del giovane Sayf, la vittoria finale di Sal Da Vinci è stata determinata dal sostegno massiccio della Sala Stampa e delle Giurie delle Radio. Questo equilibrio nelle votazioni indica quanto la canzone sia stata percepita come un’opera completa: tecnicamente ineccepibile grazie agli arrangiamenti di Pennino e strutturalmente solida grazie all’esperienza di Merk & Kremont. Il 22,2% dei voti complessivi rappresenta una vittoria di misura ma di enorme peso specifico, segnando il trionfo della competenza interpretativa sulla pura tendenza del momento.

Aldo Cazzullo
Le critiche facili di chi si ostina a non vedere oltre le apparenze
Non sono mancate, come sempre accade per i grandi eventi popolari, le critiche e le polemiche che hanno alimentato il dibattito culturale. Alcuni intellettuali hanno puntato il dito contro un linguaggio ritenuto troppo ancorato a certi stilemi del passato, mentre in ambito sociale si è discusso molto sulla visione dell’amore proposta nel brano. Clamorose, e stranamente superficiali visto lo spessore culturale del protagonista, le critiche di Aldo Cazzullo, che ha definito il brano la naturale colonna sonora di un matrimonio in stile camorristico. Sal Da Vinci ha preferito abbassare i toni e ha sollevato il premio di Sanremo nello stadio gremito di Fuorigrotta. Eppure, proprio queste frizioni hanno dimostrato la vitalità dell’opera, capace di generare una riflessione che va ben oltre la semplice gara canora. Anche il curioso caso mediatico legato allo sfruttamento commerciale non autorizzato della voce dell’artista attraverso l’intelligenza artificiale ha confermato quanto il brano fosse diventato, in pochissimo tempo, un patrimonio collettivo.

Sal Da Vinci al Maradona ©Foto&Fatti
Il destino di una Hit
Oggi, i dati relativi alle vendite e alla ricezione internazionale dipingono il quadro di un successo senza precedenti. L’album omonimo, “Per sempre sì”, ha scalato le classifiche raggiungendo il disco d’oro in tempi record, trainato non solo dal singolo vincitore ma da una qualità produttiva media elevatissima firmata dal team ITACA. La presenza del brano nelle classifiche globali di Spotify segnala inoltre una riscoperta dell’interesse per il bel canto italiano all’estero, dimostrando che quando la qualità artistica di interpreti come Sal incontra la visione di autori come La Cava e Abbate, non esistono confini geografici insuperabili. Sal Da Vinci ha così chiuso un cerchio magico, dimostrando che si può restare fedeli alle proprie radici pur parlando il linguaggio universale del presente.

