ESCLUSIVA M+| Pizzo, contatti con la politica e mani sugli appalti, via al processo ai D’Alessandro di Castellammare
CAMORRA
8 marzo 2026
CAMORRA

ESCLUSIVA M+| Pizzo, contatti con la politica e mani sugli appalti, via al processo ai D’Alessandro di Castellammare

Quattro boss, undici imputati alla sbarra e una sfilza di carte tra note e informative che fanno tremare i polsi.Il processo che vede alla sbarra il Gotha del clan D’Alessandro inizierà a fine marzo di fronte
Michele De Feo

Quattro boss, undici imputati alla sbarra e una sfilza di carte tra note e informative che fanno tremare i polsi per chi vive a Castellammare di Stabia. Hanno scelto il rito abbreviato Pasquale, Vincenzo, Giovanni D’Alessandro, Paolo Carolei e i loro fedelissimi. Tutti sono accusati di far parte della multinazionale del crimine organizzato con base operativa tra i vicoli del rione Scanzano.

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Pizzo agli imprenditori, minacce, omicidi in sospeso, infiltrazioni negli appalti del Comune e nella sanità. Ma anche contatti con la politica. Il processo che vede alla sbarra il Gotha del clan D’Alessandro inizierà a fine marzo di fronte al gup Francesco Guerra.  La Direzione Distrettuale Antimafia ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Le accuse a vario titolo per gli 11 imputati sono di associazione a delinquere di stampo camorristico, estorsione, detenzione di armi e traffico di droga.

 

GLI 11 IMPUTATI ALLA SBARRA

 

Reati tutti aggravati dal metodo e dalle finalità camorristiche poichè gli imputati avrebbero agevolato e favorito le attività del clan D’Alessandro, la cosca egemone da praticamente mezzo secolo nell’area stabiese. Sono stati rinviati a giudizio, oltre ai quattro boss, Michele Abbruzzese e la moglie Petronilla Schettino, accusati di essere i cassieri dell’organizzazione criminale; Antonio Salvato; per la Dda è l’esattore della cosca nel racket agli imprenditori nel settore edilizio, Biagio Maiello; considerato dall’Antimafia l’autista e braccio destro del boss Pasquale D’Alessandro; Massimo Mirano, capo zona del rione Cicerone per conto del clan con roccaforte a Scanzano; Giuseppe Oscurato, braccio destro del boss Vincenzo D’Alessandro; Catello Iaccarino, l’unico degli imputati ad essere agli arresti domiciliari con l’accusa di aver partecipato ad una estorsione.

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Il processo è stato messo in piedi dall’ultima inchiesta della Dda di Napoli- pm Giuseppe Cimmarotta – che lo scorso novembre portò all’arresto degli imputati. Un’indagine condotta dal Sisco di Napoli e che ha ricostruito le dinamiche e gli affari della cosca di Scanzano tra il 2022 e il 2025. A reggere l’organizzazione criminale erano in quegli anni, secondo l’accusa, Pasquale D’Alessandro, primo figlio del padrino defunto Michele, coadiuvato dal fratello, Vincenzo, poi arrestato nel maggio del 2024 con l’accusa di essere il mandante di quattro omicidi commessi nel 2009, tra cui quello dell’ex consigliere comunale del Pd Gino Tommasino. Sotto di loro, agivano Paolo Carolei e Giovanni D’Alessandro (cugino di Pasquale e Vincenzo). Nel corso dell’inchiesta sono emersi diversi rapporti opachi tra la classe imprenditoriale e i boss, e diversi tentativi di infiltrazioni negli appalti dell’Asl e del Comune.