L’Economia che uccide: l’atto d’accusa di Battaglia ai «mercanti della morte»
APPELLO ALLA PACE
8 marzo 2026
APPELLO ALLA PACE

L’Economia che uccide: l’atto d’accusa di Battaglia ai «mercanti della morte»

L'Arcivescovo di Napoli scrive una lettera aperta: «La guerra inizia quando il povero diventa irrilevante e il sangue investimento»
Pasquale Santo

Le mura di Napoli, città abituata a convivere con le ferite delle disuguaglianze e le speranze di riscatto, risuonano oggi di un grido che supera i confini del Mediterraneo. L’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Domenico Battaglia, ha scelto la via della parola nuda e tagliente per denunciare quella che definisce una deriva antropologica prima ancora che politica: la trasformazione del conflitto in un asset economico accettabile.

Secondo il Cardinale, l’errore più comune è pensare che la guerra esploda solo con il primo sibilo di un missile. Nella sua visione, il conflitto è invece l’esito finale di un processo di desertificazione etica che inizia nel quotidiano. La guerra comincia molto prima, tra le pieghe di una società dove il fratello smette di essere un compagno di strada per diventare un ostacolo, dove l’economia smette di servire la vita per iniziare a usarla come materiale di consumo e dove la compassione viene derisa e bollata come ingenuità da parte di chi gestisce il potere.

La guerra inizia quando il povero diventa irrilevante, scrivendo così una linea diretta tra l’indifferenza sociale e il fragore delle armi. È un atto d’accusa contro un sistema che ha smarrito il senso dell’umano, preferendo la logica del dominio a quella della cura.

L’attacco ai cosiddetti «mercanti della morte» è frontale e privo di mediazioni diplomatiche. Il Cardinale si rivolge direttamente a chi trae profitto dalla produzione e dalla vendita di armamenti, accusandoli di aver riscoperto il linguaggio di Caino. È il linguaggio antico e terribile di chi rifiuta la custodia dell’altro per concentrarsi sul conteggio dei dividendi, ignorando il pianto delle madri che, invece dei profitti, contano i figli perduti.

Battaglia ribalta i concetti cardine della geopolitica contemporanea, definendo le attuali strategie di difesa come uno scandalo evangelico. Non può esserci sicurezza, sostiene il porporato, se questa si fonda sulla minaccia permanente, sulla semina del sospetto o sulla costruzione di equilibri armati che chiamano ordine quello che è, in realtà, puro dominio. Si rivolge a chi fa affari con il sangue degli uomini e a chi chiama strategia ciò che il Vangelo chiama scandalo, parlando non per diplomazia, ma per una ferita aperta, osservando una terra che trema sotto il silenzio degli innocenti e il rumore feroce delle armi vendute.

In un mondo che sembra smarrito tra macerie reali e morali, il messaggio di Battaglia vuole essere un’ancora di resistenza. Il Vangelo, nella sua lettura, si ostina a ricordare che nessun essere umano è nato per essere un bersaglio e che nessun bambino ha come destino quello di diventare polvere. La pace, in questo contesto, viene rivendicata non come una debolezza da deridere, ma come la forma più alta e difficile della forza umana. L’appello finale è un monito severo sul futuro della civiltà: non potrà esserci una giustizia reale finché la ricchezza di pochi continuerà a nutrirsi del lutto di molti.

La vera pace resterà un’utopia o una paura mascherata finché la guerra sarà considerata un investimento finanziario accettabile e una strategia politica percorribile. Il Cardinale richiama tutti alla responsabilità della custodia, ricordando che nel momento in cui voltiamo lo sguardo dall’altro, stiamo già armando la mano che colpirà domani.